Accordo da 600 milioni: «Il Veneto sarà ancora di più locomotiva d'Italia»

Sabato 25 Novembre 2023 di Alda Vanzan
Luca Zaia e Giurgia Meloni

VERONA - Dalle 11.43 alle 12.53. Il tempo di uscire dall'auto, passare senza fermarsi davanti al recinto dei fotografi, salutare il governatore del Veneto Luca Zaia, entrare con lui in fiera, salire sul palco, bisticciare col microfono («È il destino delle persone basse», sorride), parlare per otto minuti, firmare in una manciata di secondi il documento che assegna al Veneto una vagonata di soldi e poi, finalmente, dedicarsi ai ragazzi in un delirio di selfie e abbracci, lei che non si sottrae alle richieste di foto, che scatta da sé, che saluta e ringrazia tutti, mentre gli uomini della sicurezza cercano di far rispettare la scaletta di marcia, perché di lì a un paio d'ore bisogna tornare a Roma per l'incontro con i sindacati e poi c'è la cerimonia di illuminazione della facciata di Palazzo Chigi per la Giornata contro la violenza alle donne.

Ed è proprio da qui che inizia la visita del premier in terra veneta.

Giorgia Meloni arriva al Job&Orienta di Verona, il più grande salone nazionale dell'orientamento per gli studenti, vestita di rosa dalla testa ai piedi, sul bavero della giacca la spillina rossa del 25 novembre. Ed è pensando a Giulia Cecchettin, la ragazza di Vigonovo massacrata dall'ex fidanzato, che inizia la cerimonia. Meloni non si è neanche accorta dello striscione di protesta esposto davanti alla fiera dagli studenti dell'Udu ("Femminicidio = omicidio di Stato"), ma è la prima ad alzarsi in piedi quando sul maxischermo compare il volto di Giulia. «Non possiamo non ricordarla, è una nostra cittadina», dice Zaia, secondo il quale «serve un lavoro di comunità che isoli sia il cavernicolo che si comporta male con le donne, sia chi è alle prese con la malattia mentale». La presidente del Consiglio dei ministri condivide il ricordo di Giulia: «E sottoscrivo la responsabilità che tutti abbiamo di fronte a un fenomeno che continua a essere intollerabile, incredibile, e che ha bisogno di essere combattuto a 360 gradi. Sono fiera della legge contro la violenza sulle donne approvata all'unanimità, non ci fermeremo fin quando non si fermerà qualcosa che è incompatibile con il nostro presente».


È l'unico momento in cui il padiglione si ammutolisce. Sono in piedi le autorità: i ministri Raffaele Fitto e Carlo Nordio, il sottosegretario Gianmarco Mazzi, in prima fila il senatore questore Antonio De Poli, i parlamentari Luca De Carlo, Ciro Maschio, Erika Stefani, l'assessore regionale Elena Donazzan cui va il plauso della premier per aver organizzato Job&Orienta. Silenti i ragazzi che, a centinaia, assistono alla cerimonia.


I PROGETTI
Poi si entra nel merito di questa visita che era stata annunciata, poi disdetta, infine confermata. «Giorgia Meloni ha fatto il triplo salto mortale per essere qui», la ringrazia Zaia. Da firmare c'è l'Accordo per lo sviluppo e la coesione finanziato con le risorse del fondo Fsc per il periodo 2021-2027 del valore di 607,6 milioni di euro. Argomento che la premier cerca di rendere semplice ai profani, anche se, nella foga, sbaglia le cifre: dice che sono 678 milioni, così il governatore rilancia con Fitto: «Mi aspetto 70 milioni in più!». È la prima volta che in Veneto si utilizzerà il Fondo Fsc per cofinanziare la programmazione europea: prima era 1 miliardo, ora sono 2, la Regione mette il 18%, il resto Ue e Governo. E il fatto di poter disporre di risorse nazionali consente al Veneto di non attingere al proprio bilancio che, senza addizionale Irpef, è già magrolino di suo. I 600 e passa milioni saranno utilizzati in Veneto prevalentemente (circa 400 milioni) per infrastrutture e messa in sicurezza del territorio, il resto per diritto allo studio, riqualificazione urbana, cultura. In tutto 80 interventi. «Il Veneto è la locomotiva d'Italia e chiede solo di correre ancora più velocemente, noi la valorizzeremo - dice Meloni -. Bisogna concentrare le risorse su interventi strutturali, senza dilapidarle in mille rivoli». Analoghi accordi sono già stati firmati con Liguria e Marche.


Poi è il delirio. Si comincia con le due borsette tricolori - una per lei, l'altra per sua figlia Ginevra - donate dalle studentesse della Scuola della pelle di Chiampo. I selfie con i ragazzi. I video con le mamme e i papà dei ragazzi. Gli abbracci di Tomas Ferrari, 14 anni, di Bussolengo, che scansa gli uomini della sicurezza come un'anguilla e non la molla fino alla fine. La breve sosta nello stand di una scuola alberghiera dove erano esposte delle orecchiette fatte a mano: «Sono difficili, io non ci riesco», ammette la presidente.
A Roma attendono i sindacati. Un'ora e dieci minuti dopo, Meloni saluta Verona. Ad aprile, al suo primo Vinitaly da premier, pareva avesse avuto il record di selfie e abbracci. Ieri di più.

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