I (primi) 77 anni del "re degli ottomila", Messner: «Scrivere, come l'alpinismo, è l'arte di resistere alla morte»

Sabato 18 Settembre 2021 di Stefano Ardito
Reinhold Messner

Alpinista, uomo d'avventura, esploratore. E poi scrittore, conferenziere, ambientalista, regista. Reinhold Messner, che ha festeggiato i 77 anni il 17 settembre, è un mito per gli appassionati di montagna e, con il passare del tempo, è diventato un grande saggio.

Vive tra Castel Juval e Merano, in quell'Alto Adige/Sudtirol di cui è uno dei figli più noti. A maggio è comparso nelle cronache rosa grazie al suo terzo matrimonio, e la sposa, la tedesca Diane Schumacher, ha 35 anni meno di lui. In passato Messner ha rischiato la pelle sulle Dolomiti, sull'Everest e in Antartide. Poi ha messo la cultura della montagna nei suoi musei. Nell'ultimo anno e mezzo, causa Covid, ha avuto la stessa paura di morire di milioni di donne e uomini. Anche per questo i suoi pensieri su come ripartire, e tornare alla vita e al benessere, arrivano alla testa e al cuore.

L'ultimo anno e mezzo, nelle vite di noi tutti, pesa come un decennio. Che ne pensa?
«È vero, soprattutto per chi ha la mia età. In questi mesi ho avuto paura di morire, sono stato a lungo da solo, poi mi sono riavvicinato al mondo. Ora, con gioia, vedo molta voglia di vita, di normalità, di natura. In montagna, sui sentieri, si incontra sempre più gente».
Il desiderio di ricominciare ci spinge verso la Natura? Lei ad agosto si è lamentato per l'affollamento dei passi delle Dolomiti.
«Per rimetterci in marcia ci vogliono entusiasmo, determinazione e fantasia. Ho alzato la voce perché tutti andavano negli stessi posti. Le Alpi e l'Appennino sono pieni di valli bellissime dove non va nessuno. La ricerca di natura e di paesaggi diversi dalla città è importante, ma bisogna allontanarsi dall'auto, camminare, trovare il silenzio. Un po' di fatica è fondamentale per apprezzare quel che si vede, e per trovare il benessere».
Quindi, per riuscire a guardare avanti si deve faticare, impegnarsi in tutti i sensi. Con testa e corpo. Lei, a 77 anni, fatica ancora in montagna?
«Certo, più volte a settimana. Riesco ancora a salire per mille metri di dislivello su un sentiero, arrampico su roccia con mio figlio Simon, ma da capocordata va lui».
Questa sua abitudine può essere una metafora del momento in cui viviamo?
«Certo, riprendiamo le nostre forze, misuriamoci con le difficoltà, se ci siamo indeboliti facciamoci aiutare. Fermarci fa male, al cervello e ai muscoli».
Lei è l'alpinista più famoso del mondo. Crede che il suo invito a faticare possa andar bene per tutti?
«Sì, anche se ognuno deve rispettare i suoi limiti. Quelli legati al fisico, all'allenamento e all'età, ma anche quelli imposti dalla conoscenza del terreno. Cioè dalla realtà».
A 26 anni lei ha perso suo fratello Günther sul Nanga Parbat, poi ha incontrato tante volte il dolore. Come si riparte? Come si va avanti?
«Non posso dare lezioni sul come, ma andare avanti è l'unica cosa da fare. Serenamente, se possibile».
L'Everest senza ossigeno, la prima traversata a piedi dell'Antartide Lei ha trasformato in realtà tutti i suoi sogni in montagna o nelle aree più selvagge della Terra? Parliamo ancora per metafora.
«Sì. La mia ricetta è stata di prepararmi al massimo, e poi di andare senza indugi. Vale per la vita di tutti. In particolare adesso».
In questi giorni lei sta facendo un tour di conferenze in Germania. Poi ci sono i film, i libri, i musei. Non le sembra di fare troppe cose?
«Sto riducendo gli impegni, dei musei si occupa mia figlia Madgalena. Liberare la mente e il cuore serve a ripartire nel modo migliore».
Lei ha scritto decine di libri, ha aperto 6 musei, ha diretto una dozzina di film. La voglia di natura si trasforma sempre in voglia di conoscenza?
«Viaggiare nel mondo non è ancora possibile, e i miei musei, come altri, permettono di viaggiare con lo spirito. Su questo si dovrà ragionare per una giusta ripartenza».
A maggio lei si è sposato per la terza volta, sua moglie Diane è molto più giovane di lei. Fa bene l'amore nella vita?
«Certo che fa bene, e averlo trovarlo nuovamente alla mia età è stato un dono enorme. Se posso fare un paragone con la montagna, una salita solitaria è bellissima, ma farla in cordata è molto meglio. Nei miei progetti il capo-cordata è Diane».
Quali sono i progetti della cordata Diane-Reinhold?
«Una serie di conferenze in tutto il mondo, per raccontare il fascino della montagna e dell'alpinismo. Avremmo dovuto cominciare in questi giorni a Sydney, lo faremo quando si potrà viaggiare in sicurezza. Non ho fretta».
Quanto è importante scrivere e raccontare per lei?
«Moltissimo. Scrivere, come l'alpinismo, è l'arte di resistere alla morte».
 

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