Liga, il commissario Stefani: «Caso Fregolent, serve un codice di buone pratiche»

Domenica 7 Marzo 2021 di Angela Pederiva
Alberto Stefani e Sonia Fregolent
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TREVISO Alberto Stefani è al K3 di Villorba, storico quartier generale dei leghisti trevigiani. È una tappa del suo viaggio nel Veneto, fra i militanti dei Comuni che andranno al voto. Ma è anche il termometro del clima nel partito, scosso dalla vicenda di Sonia Fregolent (la senatrice beneficiaria di un contributo pubblico da 240 euro per il centro estivo del figlio) e dagli zero sottosegretari (con una sola ministra, la sua mezza omonima Erika Stefani). Dice il commissario nathionàl della Liga Veneta: «Negli incontri con la base sento tanta voglia di futuro, di rinnovamento e di tornare a fare politica sul territorio. Parola d'ordine: guardare avanti».

Prima però non bisogna affrontare il caso Fregolent? «Ne discuteremo nelle sedi opportune, la disciplina del partito è questa. Come ha detto il governatore Luca Zaia, non parliamo di un illecito penale, ma di una questione di opportunità. Per questo nei prossimi giorni convocherò il direttorio. Detto ciò, ho lanciato l'idea di un codice etico, che fissi il comportamento ideale quando si hanno incarichi istituzionali e si è parte di un partito. Finora ci siamo basati sullo statuto e sul regolamento, credo che ora serva un codice di buone pratiche».

Chi lo redigerà? «Abbiamo tanti ottimi giuristi fra i nostri militanti».

E cosa dovranno scrivere? Per esempio che un eletto non chiede contributi pubblici? «La domanda era sul caso Fregolent, quindi il codice di buone pratiche dovrà regolare anche quel tipo di questioni. Ma non solo: penso anche all'idea di riservare ai giovani una quota delle liste alle Amministrative, oppure al fatto di affrontare le polemiche nelle sedi opportune e non al di fuori, o ancora alla necessità di tenere conto delle competenze e delle qualità nella scelta dei candidati e nelle nomine delle partecipate. Dagli episodi spiacevoli a me piace trovare soluzioni che possano andare a vantaggio di tutti».

Quanto sentita è la questione morale, in termini identitari, soprattutto fra i leghisti della prima ora? «È sentita. Ma devo anche dire che i militanti hanno soprattutto voglia di futuro. Perciò dedicheremo il minor tempo possibile a queste vicende e il massimo degli sforzi a coinvolgere e aggregare. Abbiamo intenzione di aprire le porte delle sezioni, anche donando un gazebo a ciascuna per avviare il tesseramento e incrementare gli iscritti. Siamo molto attrattivi: nei prossimi giorni annunceremo l'ingresso in Lega di 10-15 sindaci e circa 50 fra consiglieri e assessori, inoltre ai tavoli del centrodestra abbiamo già chiuso accordi per l'85% dei Comuni che andranno alle elezioni. Siamo il primo partito in Veneto e in Italia, dobbiamo essere il riferimento sul territorio».

Un territorio che però è sotto-rappresentato nel governo Draghi, non crede? «Abbiamo una ministra, oltre a due presidenti di commissione. Inoltre i veneti entreranno in maniera importante nei dipartimenti che stiamo strutturando nel partito. Comunque noi guardiamo ai risultati più che alle poltrone. Abbiamo ottenuto la sostituzione del commissario Domenico Arcuri, sentiamo riparlare di pace fiscale e sostegno alle partite Iva, vediamo un cambio di passo sul piano vaccinale con la cancellazione delle primule da 400.000 euro l'una. Potevamo stare in panchina e guardare la partita da fuori, invece abbiamo deciso di scendere in campo e di incidere sulle scelte. La Lega si dimostra il partito più forte, Matteo Salvini è il segretario che ha il maggior peso politico nel governo e i fatti danno ragione alla sua scelta».

Ora la Lega è in maggioranza: niente alibi per l'autonomia? «Per noi è una questione prioritaria. Appena possibile, organizzeremo degli incontri fra la delegazione trattante e i cittadini, per spiegare a che punto è l'iter. Arriviamo da un ministro come Francesco Boccia che aveva promesso una legge-quadro che non abbiamo mai visto e da un premier come Giuseppe Conte che nel suo ultimo intervento al Senato ha strumentalizzato la pandemia per evocare la centralizzazione. Stare nel governo Draghi significa già aver fatto notevoli passi avanti». 

Ultimo aggiornamento: 10:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA