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Infermieri cercansi, record del Veneto: vuole 4.100 laureati, Rsa sotto pressione

Boom di domanda in Italia, soprattutto a Nordest, per formare i sanitari: ecco i numeri

Mercoledì 22 Giugno 2022 di Angela Pederiva
Infermieri cercansi, record del Veneto: vuole 4.100 laureati, Rsa sotto pressione
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VENEZIA -  Si impenna la richiesta di sanitari, non solo in generale in Italia, ma anche nello specifico a Nordest. Dopo due anni e mezzo di Covid, non accenna a calare l'esigenza di professionisti: medici e, in particolare a queste latitudini, infermieri. Per quest'ultima tipologia di laureati, infatti, la necessità formativa stimata dal Veneto è la più elevata a livello nazionale.


IL PROVVEDIMENTO
I dati emergono dallo schema di accordo per il fabbisogno dei laureati magistrali a ciclo unico in Medicina, Veterinaria e Odontoiatria, nonché dei laureati e laureati magistrali delle professioni sanitarie per l'anno accademico 2022/2023. Il provvedimento è stato trasmesso dal ministero della Salute alla Presidenza del Consiglio dei ministri e alla Conferenza Stato-Regioni, affinché venga inserito nella prima seduta utile in vista dell'approvazione. Complessivamente proprio le Regioni hanno chiesto di prevedere 70.313 posti nelle Università, cioè 10.636 in più rispetto ai 59.677 dell'annata 2021/2022, suddivisi in sei diverse aree: 31.640 (a fronte dei precedenti 27.824) per l'infermieristica, 9.336 (anziché 6.678) per la riabilitazione, 6.098 (invece di 4.753) per la tecnico-diagnostica e la tecnico-assistenziale, 2.135 (non più 1.976 ) per la prevenzione, 19.307 (contro 17.061) per Medicina, Veterinaria e Odontoiatria, 1.749 per le figure di farmacista, biologo, chimico, fisico e psicologo.


LE VOCI
Rispetto al totale italiano, il Nordest vale oltre il 10% in termini di richieste avanzate dalle Regioni e tradotte in proposta del ministero. Sommando le varie voci, il Veneto domanda 6.472 professionisti e il Friuli Venezia Giulia 1.249. Anche in questi territori è confermata la tendenza all'aumento rispetto all'anno scorso: per quanto riguarda i medici chirurghi, ad esempio, da Venezia è partita la sollecitazione per 900 (anziché 700), così come l'esigenza di fisioterapisti segnalata da Trieste è salita da 60 a 62. Uno sguardo complessivo sulle necessità evidenzia fra l'altro in Veneto, oltre ai 900 camici bianchi, pure 70 veterinari, 60 odontoiatri, 90 ostetriche, 10 podologi, 170 fisioterapisti, 65 logopedisti, 17 ortottisti, 25 terapisti della neuropsicomotricità per l'età evolutiva, 30 tecnici della riabilitazione psichiatrica, 30 terapisti occupazionali, 100 educatori professionali, 20 audiometristi, 70 tecnici di laboratorio biomedico, 100 tecnici di radiologia medica, 12 tecnici di fisiopatologia, 15 tecnici ortopedici, 80 audioprotesisti , 15 tecnici di fisiopatologia cardiocircolatoria, 50 igienisti dentali, 30 dietisti, 48 tecnici della prevenzione nei luoghi di lavoro, 72 assistenti sanitari, 50 farmacisti, 25 biologi, 10 chimici, 10 fisici e 10 psicologi.


IL BOOM
Ma a balzare agli occhi è soprattutto il boom nella domanda degli infermieri, la cui carenza in Veneto è drammaticamente spiccata durante la pandemia, come si è visto soprattutto nelle case di riposo, dove alla cronica mancanza di laureati nel settore si è aggiunta la fuga verso le strutture ospedaliere. A partire dal prossimo autunno, la Regione chiede così che possano immatricolarsi in 4.100 per la formazione di base (più altri 60 per quella magistrale), cioè un sesto dei 24.352 previsti a livello nazionale. Per dire: la Lombardia, che ha il doppio degli abitanti, se ne aspetta solo 3.500. È chiaro comunque che l'inserimento in corsia non sarà immediato, dal momento che il corso di studi ha una durata triennale. Del resto è di lungo periodo anche la prospettiva della programmazione ministeriale, come precisa lo stesso schema di accordo: «Le previsioni di domanda e offerta, tenuto conto della durata dei percorsi di studio e dei tempi necessari al sistema formativo per adeguarsi al fabbisogno formativo espresso, abbracciano un orizzonte temporale non inferiore a venti o venticinque anni, a seconda della durata del percorso formativo universitario».


I SUPER-OSS
Nel tentativo di tamponare l'emorragia negli ospizi, la giunta Zaia ha approvato tre settimane fa il percorso di Formazione complementare in assistenza sanitaria dell'operatore socio-sanitario, che mira a rendere disponibili 510 cosiddetti super-oss, in grado di svolgere alcune mansioni finora di competenza degli infermieri. Già la precedente delibera in materia, poi ritirata e riformulata, era stata impugnata dalla federazione Migep e dal sindacato Shc Oss.

 

Ultimo aggiornamento: 08:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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