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«Così aggrego le imprese per portare Hyperloop dal Veneto al mondo»

Venerdì 9 Settembre 2022 di Angela Pederiva
«Così aggrego le imprese per portare Hyperloop dal Veneto al mondo»

VENEZIA - Gabriele Bibop Gresta è il co-fondatore di Hyperloop Tt e il ceo di Hyperloop Italia. «Dopo dodici anni in California, non avrei mai immaginato di ritornare nel mio Paese, se non fosse stato per Luca Zaia. Il governatore mi ha detto: Tu costruirai Hyperloop in Italia. Gli ho riso in faccia... Invece eccomi qua, a capo di un consorzio che punta ad aggiudicarsi il bando del Veneto». L'ex deejay lo racconta per la prima volta alla platea dello Strategy Innovation Forum, in corso ieri e oggi al campus economico San Giobbe di Venezia su iniziativa di Ca' Foscari e Regione, dopo aver appena svelato nel libro Hyperloop (Bruno Editore) i retroscena del progetto di Cav, che conta di avere a giugno del 2023 il prototipo del treno supersonico per la tratta fra Mestre e Padova, implementabile fino a Verona.


L'APPROCCIO
La notizia data dal Gazzettino alla vigilia di Natale campeggia sulle diapositive proiettate da Gresta durante la sessione inaugurale dell'evento «dedicato ai visionari: qui non si parla di innovazione, qui c'è gente che fa innovazione», sottolinea il professor Stefano Campostrini. Nel tirare le somme dell'anno, Zaia aveva infatti annunciato: «Saremo i primi in Italia con questa tecnologia, dopo che l'assessore Elisa De Berti è già andata negli Stati Uniti a visitare il cantiere». Nel suo volume, l'imprenditore cita la missiva del presidente, recapitata nel 2019 dalla sua vice: «Ci ha mandato in missione da te con un messaggio: lui è pronto a dare l'autorizzazione a utilizzare il corridoio relitto di fianco all'autostrada per costruire la prima linea Hyperloop al mondo». Ora che il tema in discussione è il deep tech, «un nuovo approccio all'innovazione orientato alla risoluzione dei problemi» spiega il professor Carlo Bagnoli, lo stesso Gresta aggiunge i dettagli del confronto con Zaia: «È stato il primo a cogliere l'opportunità di quello spazio di 20-60 metri che corre in Italia lungo 30.000 chilometri di autostrade e ferrovie. Così mi sono convinto a tornare, ho fondato la società italiana e sono stato invitato a lavorare con Anas al progetto di collegare 21 linee in Italia, con l'obiettivo poi di espandere la rete al resto d'Europa. In questo senso il Veneto può diventare il protagonista mondiale di una tecnologia che rappresenta la più grande innovazione nel settore dei trasporti nell'ultimo secolo».


LA GARA
L'accordo fra la Regione, il ministero delle Infrastrutture e la concessionaria Cav prevede di scegliere entro l'anno l'azienda che dovrà realizzare lo studio di fattibilità da 4 milioni, propedeutico alla certificazione del sistema Hyper Transfer per marzo del 2026. «Contiamo di avere qualcosa in mano per le Olimpiadi di Milano-Cortina», si lascia sfuggire il visionario Bibop, pur precisando che «noi siamo i proponenti, ma è una gara a cui concorriamo insieme ad altri». Le realtà invitate a partecipare sono 5, impegnate in test analoghi nel globo: Dgw Hyperloop tra Delhi e Mumbai in India; Hardt Hyperloop a Veendam in Olanda; Zeleros in Spagna e in Arabia Saudita; Virgin Hyperloop a Las Vegas negli Usa; Hyperloop Tt attorno ai Grandi Laghi degli Stati Uniti e a Tolosa in Francia. Hyperloop Italia è appunto l'emanazione di quest'ultimo colosso e sta aggregando ditte venete attorno al progetto. «Primarie imprese su cui non posso ancora dire di più sottolinea Gresta ma con le quali contiamo di riuscire a industrializzare la filiera in Italia».


LA TECNOLOGIA
Applicando un innovativo modello di crowdsourcing, la sua società ha raccolto le idee di professionisti e appassionati per mettere a punto una tecnologia futuristica. All'interno di un tubo, le capsule appositamente pressurizzate viaggiano fino a 1.223 chilometri orari, consentendo il trasporto di persone e merci. La propulsione viene generata da una spinta originata prima da un motore lineare e poi dalla levitazione magnetica, producendo il 30% in più dell'energia consumata. «Ero molto scettico sull'Italia ammette Gresta però le caratteristiche del territorio e la disponibilità all'innovazione mi fanno ben sperare. Siamo un popolo molto strano: sembriamo sempre ultimi e poi facciamo quello che gli americani chiamano leapfrog (salto della cavallina, ndr.), diventando improvvisamente i numeri uno».
 

Ultimo aggiornamento: 10 Settembre, 10:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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