Green Pass, le due anime della Lega imbarazzano i governatori. Zaia: «È il dibattito politico»

Sabato 4 Settembre 2021 di Angela Pederiva
Luca Zaia

VENEZIA - Non dev'essere stato diplomaticamente facile per Luca Zaia accogliere Sergio Mattarella, mercoledì alla Mostra del Cinema, mentre il suo partito alla Camera votava con Fratelli d'Italia per la soppressione del Green pass. Il presidente della Regione e il capo dello Stato sono uniti nel sostegno della campagna vaccinale e della certificazione obbligatoria, ma la Lega ora di governo e ora di lotta rischia di mettere in imbarazzo i propri rappresentanti sui territori, alfieri della lealtà istituzionale come sono anche Massimiliano Fedriga in Friuli Venezia Giulia e Maurizio Fugatti in Trentino. Così ieri è stato lo stesso governatore del Veneto a rivelare di aver chiesto, e ottenuto, un chiarimento sul famigerato emendamento: «Mi hanno spiegato che era solo uno su 916, ma ce n'era anche un altro sulla proroga della certificazione verde». Domanda del Gazzettino: schizofrenia politica? Risposta del leghista: «Dibattito politico».


LA CERTIFICAZIONE

Sotto questo eufemismo si celano le due anime della Lega, la governista e la barricadera, che dividono sempre più il fronte amministrativo da quello parlamentare. L'imbarazzo ormai è palpabile, ma Zaia prova a cercare un punto di sintesi: «La Lega è al governo, operiamo in regime di Green pass e lo stesso Matteo Salvini si è vaccinato. Poi che ci sia dibattito è il sale della democrazia». Il punto è che un partito che sta in maggioranza ha votato insieme all'opposizione su una misura-chiave per Palazzo Chigi. «Ma è stata ritirata la stragrande maggioranza degli emendamenti riferisce Zaia e fra i 40 rimasti ne sono stati approvati alcuni che trovo corretti: il prolungamento della certificazione verde da 9 a 12 mesi, il via libera ai test salivari molecolari, l'assunzione dei sanitari stranieri nelle case di riposo». 


I TEST

Tuttavia non c'è stato solo questo: si sono aggiunte pure le dichiarazioni di Salvini sulla gratuità dei test per chi non è immunizzato («Se lo Stato impone il Green pass per lavorare, viaggiare, studiare, fare sport, volontariato e cultura, deve anche garantire tamponi, rapidi e gratuiti, per tutti»), proprio adesso che il Veneto li ha rimessi a pagamento per chi vuole solo bypassare l'iniezione. Ancora una volta, Zaia prova a metterci una pezza: «Confronto con il segretario su questi temi? Ne abbiamo parlato nelle riunioni che vengono fatte, noi non siamo contro i vaccini e penso che sia chiaro. Quanto ai tamponi, se la vogliamo leggere senza polemiche, è una questione da spiegare con un minimo di obiettività. Li facevamo gratis perché nessuno veniva più a farli e a noi servivano per monitorare la circolazione del virus, dopodiché l'introduzione del Green pass ha fatto schizzare gli accessi e non eravamo più in grado di sostenerli. Ma c'è un problema che non è irrilevante: ci sono cittadini che non possono vaccinarsi e hanno bisogno del test, questa è un'area grigia che ha diritto a una risposta. Poi ci sono i minori che devono fare sport e hanno bisogno di tre controlli a settimana: anche questo è un tema su cui discutere, ma per farlo non dobbiamo necessariamente essere contro i vaccini e contro il certificato. Non siamo né per promuovere né per affossare i vaccini, abbiamo l'obbligo di garantire il servizio. Spero che il dibattito fra no-vax e pro-vax non si traduca in una guerra civile verbale, perché non ci aiuta a uscire dal pantano».


L'OBBLIGO

Zaia ribadisce invece la propria perplessità sull'obbligo vaccinale annunciato dal premier Mario Draghi: «È un po' una sconfitta socialmente. Se lo Stato si trova costretto ad adottare l'obbligo nel suo piano di sanità pubblica, vuol dire che non c'è una presa di coscienza nel Paese. Noi abbiamo gettato il cuore oltre l'ostacolo e siamo diventati la regione più performante, ma con la volontarietà, perché abbiamo voluto provare a fare qualcosa di rispettoso delle idee di tutti. Mi pare di capire che l'obbligatorietà dovrebbe partire per categorie, ma bisognerà vedere come sarà strutturata in concreto. Per ora mi limito a osservare che ci abbiamo provato con i sanitari, ma da alcuni la legge è stata interpretata come una privazione della libertà».
 

Ultimo aggiornamento: 5 Settembre, 10:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA