Giustizia, il Veneto "abbandonato": l'allarme del Procuratore generale

Mercoledì 25 Gennaio 2017 di Gianluca Amadori
Giustizia, il Veneto "abbandonato": l'allarme del Procuratore generale
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Quasi metà delle sentenze penali di condanna emesse in primo grado nei vari Tribunali del Veneto finisce in prescrizione, ovvero cancellata per il troppo tempo trascorso. Il dato fornito ieri mattina dal procuratore generale Antonino Condorelli è sicuramente quello maggiormente sintomatico della grave situazione in cui annaspa la giustizia della nostra regione, che ancora soffre dei mali denunciati da tanti, troppi anni: carenza di personale amministrativo e di strutture, innanzitutto, a fronte di un contenzioso che ha ripreso a crescere. Mali che rischiano di rendere inutili gli sforzi che hanno portato ad un aumento di produttività e alla riduzione dei tempi necessari per giungere a sentenza.
L’analisi della situazione relativa ai dodici mesi compresi tra il luglio 2015 e il giugno 2016 è stata anticipata ieri, nel corso di una conferenza stampa alla quale ha preso parte anche il presidente reggente della Corte d’Appello, Mario Bazzo, che sabato mattina inaugurerà il nuovo anno giudiziario, dopo il pensionamento, il 31 dicembre, del presidente Antonino Mazzei Rinaldi.
Ai tanti problemi che si trascinano da anni, se ne aggiunge uno parzialmente nuovo: l’abbandono nel quale gli uffici giudiziari veneti vengono lasciati dal ministero sul fronte tecnologico, con ripercussioni gravi, considerato, ad esempio, che il processo civile ormai si svolge unicamente in via telematica. Dunque, se si bloccano i computer si ferma l’attività. Ebbene, i tecnici che si occupano di garantire il funzionamento del sistema informatico sono 17 per tutti gli uffici giudiziari relativi alle Corti d’appello di Venezia, Trento, Trieste e Brescia, che servono oltre 10 milioni di abitanti. Nella sola Sicilia ve ne sono in servizio 77. A Roma 55. Sintomatico dell’abbandono in cui vengono lasciati gli uffici giudiziari di una delle regioni motore dell’economia nazionale.
Tra i dati anticipati ieri ce n’è anche qualcuno positivo: i 40 magistrati in più che dovrebbero arrivare presto in Veneto. Tutti saranno però assegnati a procure e ad uffici giudicanti di primo grado, con l’effetto di aumentare il numero di sentenze e paralizzare ancor di più la Corte d’Appello, e dunque l’intera attività. Per comprendere la gravità della situazione basti pensare che, nell’ultimo anno, di circa 16mila sentenze penali emesso di primo grado in Veneto, ne sono state impugnate circa 5 mila (quasi tutte quelle di condanna) e le prescrizioni sono state 2.340, quasi 500 in più rispetto all’anno precedente. Condorelli e Bazzo hanno lanciato un appello affinché l’aumento di organici riguardi presto anche la Corte d’appello.
Sul fronte del personale amministrativo, oggi carente mediamente del 25 per cento (manca, insomma, un cancelliere su quattro) è stato ricordato il concorso da poco bandito per coprire 800 posti in tutta Italia, al quale hanno presentato domanda ben 308mila persone. Ci vorranno anni, insomma, per poter inserire i necessari nuovi cancellieri: nel frattempo altre centinaia di “vecchi” ed esperti dipendenti sono in procinto di andarsene in pensione con risultati facilmente immaginabili. Senza cancellieri che depositano le sentenze e si occupano della notifica degli atti giudiziari gran parte degli sforzi rischiano di essere vanificati.

Ultimo aggiornamento: 26 Gennaio, 08:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA