Tigri, leoni e leopardi: la savana a due passi da Mestre

Gianni Mattiolo con le sue tigri

di Vittorio Pierobon

CAMPOLONGO MAGGIORE - Il ruggito dei leoni si sente da lontano. Fortissimo, un po' inquietante. La savana è a pochi chilometri da Mestre, nelle campagne di Campolongo Maggiore. È qui che abita Gianni Mattiolo assieme ai suoi animali, una quarantina di grandi felini: leoni, tigri, leopardi e puma. Una fattoria con un appezzamento di terra, dove vivono in capienti gabbie gli animali. Ma non è certo una prigione, lo si capisce immediatamente. Il rapporto tra felini e padrone è assolutamente amichevole, una simbiosi totale: baci, carezze, coccole come si farebbe con un qualsiasi gatto. Gianni entra ed esce dalle gabbie senza alcun problema, si fa leccare, mordicchiare, annusare con la massima tranquillità. Gli animali sono felici di vederlo, gli corrono incontro, lo cercano, vogliono giocare con lui.

«Ma andiamoci piano, questo non è il mondo dei cartoni animati di Disney chiarisce subito - questi sono animali che possono essere anche molto pericolosi, bisogna capire i loro comportamenti e non commettere l'errore di attribuirgli sentimenti simili ai nostri. Non sono umani, sono bestie che aggrediscono solo per due motivi: fame e paura. Io non entrerò mai nella gabbia di un leone mentre mangia. Il suo istinto lo porta a difendere il cibo e non c'è amico che tenga. In altri momenti posso accarezzare la pancia di un leone senza alcun rischio». Gianni Mattiolo, 53 anni, modenese di nascita, come conferma l'accento, vive da oltre vent'anni in Veneto.  Figlio di un ingegnere, studi a sua volta in ingegneria e psicologia, ma soprattutto un'immensa passione per gli animali. Ha cominciato come illusionista: faceva apparire gli elefanti. Ha girato il mondo con grande successo...
 
 
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Lunedì 8 Gennaio 2018, 09:47






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5 di 8 commenti presenti
2018-01-11 00:48:46
E poi ci inorridiamo che qualche giorno il loro cervello va in tilt e si pappano il padrone. Forse questi animali sono nati in gabbia o forse prelevati d a un circo in fallimento, altrimenti era meglio lasciarli al loro ambiente naturale. Comunque ho visto un documentario dei sacerdoti buddisti che hanno molti tigri, per lo più raccolte da piccole dopo che le loro madri erano state uccise dai bracconieri. Ebbene anche di fronte a delle pecore non davano alcun segno di ferocia. Il metodo era dar loro da mangiare solo riso e carne bollita, affinchè non sentissero il gusto del sangue.
2018-01-09 12:40:24
lapasoa & enricosononto, un'ottima risposta l'ha data fabrizioalla
2018-01-08 18:14:19
Quoto totalmente Lapsoa
2018-01-08 18:06:30
... già ora la biomassa ovvero la massa della vita ( fatta di materia rubata al pianeta ) è grossomodo pari al 95% quella composta dal terribile piccolo duplice sapiens in concorrenza con le pantegane . 8 miliardi i primi, una ventina le seconde.. il resto sunt leones e resto vita animale... comunque c'è poco da andarne fieri.. si parla già di pareggio prima del 2050..
2018-01-08 15:48:29
fra poco gli unici sopravvissuti saranno solo tigli e leoni ingabbiatti, in libertà non potrebero soppravvivere, non per mancanza di cibo, ma perché non hanno più un posto dove vivere, le bestie a 2 gambe si riproducono troppo e troppo in fretta, distruggeranno il pianeta ed impossessandosi di qualsiasi spazio vitale.