Il Nordest torna in fabbrica dopo le feste, ma si teme per le assenze da Covid

Martedì 11 Gennaio 2022 di Maurizio Crema
Il Nordest torna in fabbrica dopo le feste, ma si teme per le assenze da Covid

VENEZIA - Il primo giorno di lavoro pieno dopo le vacanze natalizie in Veneto è partito senza chiusure generalizzate o blocchi di produzione malgrado i timori della vigilia. La conferma arriva dai polmoni industriali di Treviso, Venezia e Padova, dove le assenze si sono aggirate intorno al 4-5%, quasi fisiologiche, anche se soprattutto le piccole imprese incrociano le dita. «Nelle nostre aziende il 90% dei collaboratori non può lavorare in smart working - avverte Roberto Boschetto, presidente di Confartigianato del Veneto -. Ci sono circa 200mila veneti attualmente a casa e le stime Gimbe prevedono di arrivare a 300mila entro la fine del mese se il trend di questi giorni dovesse mantenersi. Di fronte a questi numeri, le nostre imprese si trovano alle prese, ogni giorno, con reparti sguarniti che rallentano la produzione e mettono a rischio la ripartenza delle aziende. Tra malattie, isolamento fiduciario, carenza di manodopera e aumento delle materie prime, la tanto attesa ripartenza rischia di impantanarsi. Sono due anni che teniamo duro, ma l'abbiamo sempre detto, in una piccola impresa, dove tutti i dipendenti sono essenziali, se ne manca anche uno solo significa incrociare le braccia». E perdere commesse. «La stessa mia impresa di costruzioni - racconta Boschetto -, ha vissuto direttamente il fenomeno. Sono giorni che sto pensando all'organizzazione del lavoro perché poco prima delle feste mi sono trovato proprio nella situazione di avere due dipendenti (famiglie giovani, con bambini piccoli) rimasti a casa e ho dovuto rallentare la produzione. Non posso mica andare in agenzia interinale e chiedere persone: i miei lavoratori sono figure specializzate che non si trovano schioccando le dita. Devi spiegare al cliente che ci sono stati dei ritardi e non sempre è disposto a capire o a venirti incontro. Tutto questo in uno scenario di enorme incertezza e confusione: le materie prime che scarseggiano, il raddoppio dei costi di luce e gas, il lavoro che arriva a ondate e adesso pure i 50enni obbligati al vaccino che sono figure altamente qualificate, una tempesta perfetta».
«Non ho avuto segnali di particolari criticità, le assenze erano nella norma, problemi solo per poche aziende artigiane e sono rimasto anche stupito: evidentemente le aziende si sono organizzate oppure vanno a ritmo lento per tagliare i costi dell'energia - osserva il segretario della Uil del Veneto Roberto Toigo -. La prova del nove la vedremo a fine mese con l'obbligo per gli ultra cinquantenni».


CIAMBELLA CIG

«Per il momento non siamo in una situazione drammatica, c'è qualche defezione per contagio, altre per quarantena, ma non ho notizie di aziende costrette a chiudere. Forse ci vorranno un po' di giorni per capire se le aziende dovranno utilizzare la cassa integrazione per coprire difficoltà produttive - afferma Matteo Ribon, segretario della Cna del Veneto - ma soprattutto c'è ancora molta confusione. L'ultimo decreto del governo non è stato chiarissimo sull'applicazione della nuova norma e le aziende si trovano in difficoltà nel gestire la cosa. C'è timore di ulteriori contagi. E da aprile speriamo si possa avere un miglioramento sul fronte dei rincari energetici e problemi di approvvigionamento». I maggiori pericoli? «Rischiano soprattutto le imprese manifatturiere di meccanica, legno-arredo, automotive. E poi c'è la moda, un comparto dove sono molto presenti le donne, le prime che potrebbero subire i contraccolpi della possibile impennata dei contagi in ambito familiare e scolastico», risponde Ribon.
«Sono ancora giorni di transizione, si è ripartito al piccolo trotto, non ho avuto segnali di aziende rimaste chiuse, anche quelle energivore, che stanno subendo i contraccolpi degli aumenti dell'energia - avverte Vendemiano Sartor, presidente di Confartigianato della Marca trevigiana e imprenditore dell'autotrasporto - per ora stanno resistendo. Ma già manca manodopera e se qualcuno non si vaccina come faccio a sostituirli? È lo stesso problema che c'è nel trasporto pubblico ma anche in molti altri settori, penso anche all'edilizia». Previsioni? «Per un paio di settimane non dovremo avere problemi, con qualche straordinario in più ce la caveremo, ma se a fine mese si riprenderà a pieno ritmo avremo grossi problemi - dice Sartor -: un 10-15% di carenza del personale può bloccare piccole aziende come la mia. Le prospettive erano buone anche sull'export, rischiamo di pagar cara la nuova ondata».

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