Crisi Covid, più colpiti i lavoratori stranieri ma aumentano a Nordest le imprese di immigrati

Venerdì 15 Ottobre 2021
Lavoratori agricoli immigrati

VENEZIA - Tra i 456 mila posti di lavoro persi nel 2020, un terzo riguarda lavoratori stranieri, in prevalenza donne. Per la prima volta il tasso di occupazione degli stranieri (57,3%) scende al di sotto di quello degli italiani (58,2%). A livello territoriale, il tasso di occupazione degli stranieri è disceso maggiormente nel Nord Ovest (-5,3 punti) e nelle Isole (-7,0 punti). Al Nordest, invece, si è registrato il più alto calo nel tasso degli italiani (-1,3 punti). La crisi Covid non ha però fermato l'espansione di imprese a conduzione immigrata. Nel 2020 gli imprenditori nati all'estero sono 740 mila, il 9,8% del totale e in aumento rispetto al 2019 (+2,3%). Rispetto al 2011, i nati all'estero sono aumentati del 29,3%, mentre i nati in Italia hanno registrato un -8,6%.

Le nazionalità più numerose sono Cina, Romania, Marocco e Albania, ma la crescita più significativa si registra tra i nati in Bangladesh, Pakistan e Nigeria. L'incidenza maggiore si registra nell'edilizia (16,0% degli imprenditori del settore). I contribuenti stranieri in Italia sono 2,3 mln e nel 2020 hanno dichiarato redditi per 30,3 miliardi e versato Irpef per 4,0 mld. Sommando le altre voci di entrata per le casse pubbliche (Irpef, Iva, imposte locali, contributi previdenziali e sociali, ecc.), si ottiene un valore di 28,1 miliardi. Dall'altro lato, si stima un impatto per la spesa pubblica per 27,5 mldi. Il saldo, dunque, è positivo (+600 mln). Gli stranieri sono giovani e incidono poco su pensioni e sanità, principali voci della Spesa Pubblica. Ma i lavori poco qualificati e la poca mobilità sociale possono portare nel lungo periodo ad un peggioramento della situazione. 

 

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