Crollo delle nascite? Con lo smart working lavorare fino al parto e usare dopo i congedi per stare più vicine al neonato

Venerdì 17 Luglio 2020
Cristiana Pomes e Lisa Zanardo
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Secondo il gruppo di imprenditrici e professioniste del Nordest lo smart working migliora il lavoro sia per le aziende che per i lavoratori. Gli aiuti governativi? Al momento non sono utili per il rilancio. Lavorare a casa in maternità? Può essere un vantaggio con nuovi parametri, scelte volontarie e pieno accordo tra le parti. Secondo il 43% delle imprenditrici il maggior ricorso allo smart working nella propria organizzazione ha migliorato tempi e costi negli spostamenti, e per il 23% ha aiutato le famiglie: ma soprattutto, per il 20%, ha portato una ottimizzazione dei nuovi strumenti di comunicazione che rimarrà nelle procedure aziendali.

Sono le risposte al sondaggio realizzato in questi giorni dall'Osservatorio Professionale Donna, che raccoglie un centinaio di imprenditrici e professioniste che operano a nord est, a pochi mesi dai primi provvedimenti Coronavirus.

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Per il 63% delle intervistate lo smart working è stato accolto favorevolmente dagli imprenditori, sia per gli uomini che per le donne. Anche se il 25% pensa che sia ancora forte il pregiudizio verso una donna che non può lavorare bene in casa a causa di figli e faccende domestiche.

Particolarmente critico il giudizio sul fermo della scuola, interamente scaricato sulle famiglie e quindi anche sul lavoro agile: per il 43% il supporto alla didattica on line si è rivelato una delle attività più onerose per le famiglie; e per il 40% accudire i figli senza l'aiuto dei nonni e di altri supporti è stato pesantissimo soprattutto per le lavoratrici.

Radicalmente negativo il giudizio sui provvedimenti governativi per le aziende, giudicati insufficienti e senza elementi di rilancio per l'81%. E certamente complicati: il 12% non è stato in grado di rispondere perché dichiara di “non averli ancora capiti”.

Gli interventi suggeriti dalle intervistate sono: per il 41% una normativa più attuale e dettagliata per lo smart working e, per il 26%, un contributo economico ai figli realmente fruibile, ovvero erogato in modo semplice e immediato. Particolarmente significativa (29%) la raccomandazione di potenziare il lavoro agile nella maternità che, come indicato in questi giorni, è stimata dall'Istat nel prossimo anno sotto le 400.000 nascite, il valore più basso dal dopoguerra, in un Paese che in passato ha visto punte sopra il milione.

«Finalmente, possiamo dire di aver messo una pietra sopra all'intera giornata di viaggio per un'ora di riunione; e ad ore di traffico perse per gli spostamenti quotidiani. Con un'organizzazione "agile" le aziende possono risparmiare almeno un terzo dei costi di trasferta, e i lavoratori possono recuperare fino al 20% di tempo libero. Sulla maternità la valutazione è particolarmente attuale: la normativa di oggi non tiene conto del lavoro agile che, ovviamente su precisa scelta della lavoratrice, potrebbe continuare fino a poco prima del parto, consentendo di allungare successivamente la presenza in casa vicino al bambino, in una innovativa integrazione tra congedo e lavoro smart» conferma Lisa Zanardo, coordinatrice dell’Osservatorio.

Cristiana Pomes, giuslavorista che aderisce all'Osservatorio, precisa: “La normativa deve adeguarsi velocemente all'esperienza del recente boom dello smart working, in vista di un maggior ricorso a questa formula utile e necessaria, ma non priva di insidie. Svincolarsi dagli orari non significa essere sempre reperibili, né soggetti a un'organizzazione del lavoro troppo invadente. Quanto alla proposta di una programmazione "agile" e condivisa dei congedi di maternità, oggi non prevista, può essere un'opportunità soprattutto nelle posizioni apicali, ma mai un obbligo e salvi i diritti acquisiti.”

 

Ultimo aggiornamento: 20:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA