Coronavirus, Trentino con 2122 contagi, preoccupa la diffusione capillare: 182 casi ad Arco, 115 a Ledro e ben 60 nella piccola Canazei

Giovedì 26 Marzo 2020 di Gigi Bignotti
Un reparto di Trento
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TRENTO - L'emergenza Coronavirus a Nordest deve fare i conti con un nuovo fronte che nei numeri è allarmante: la provincia di Trento. Secondo i dati ufficiali dei Servizi sanitari dell'Ulss, i casi accertati -  26 marzo -  sono a quota 2122  finora  neppure  avvicinata da nessun'altra provincia di Veneto o Friuli VG. E l'Alto Adige è a poco più di 900 contagi.
Per fare un confronto Padova, la più colpita fra le 7 province venete, è oggi - 26 marzo - a quota 1726 contagi (quasi 400 in meno di Trento pur avendo 400mila abitanti in più) e Verona - la provincia veneta che più confina con  il Trentino - ha appena superato i 1500.
Trento già ieri era appunto oltre i 2 mila malati: +177 nelle ultime 24 ore. La crescita di positivi è stata impressionante: +214 martedì, +131 lunedì, +173 domenica e il triste record di +239 sabato. Sono 66 i pazienti in terapia intensiva e 33 quelli sottoposti a cure intensive in reparto, 267 i ricoverati Covid (unico dato in calo rispetto a mercoledì 25).

Anche i decessi sono purtroppo  tanti: 86, superando Treviso, la cui provincia, con 1254 contagi, ha registrato 85 vittime (53 nel solo cluster dell'ospedale Ca' Foncello). In Trentino, invece, i casi sono allarmanti perchè diffusi in modo uniforme in tutto il territorio con il capoluogo che ne ha "solo" 285 positivi (il 7.5% del totale). 
Vale per tutti il frazionamento degli ultimi decessi (18): si tratta di 11 donne e 7 uomini dai 74 ai 99 anni:  5 a Cles, 4 a Pergine, 3 a Mezzolombardo, 2 a Dro, 2 a Villa Regina, 1 a Pinzolo, 1 a Ledro, 2 ad Arco, 1 a Cavalese e uno solo a Trento.
E le percentuali dei contagiati sono preoccupanti: 60 a Canazei (il 3.2% dei residenti che sono solo 1800 compresi i bambini), 189 ad Arco, 45 a Dro, 115 a Ledro (2.2% dei residenti), 119 a Pergine e 43 a Rovereto.
Il governatore trentino Maurizio Fugatti è stato laconico ieri: "Se ne vanno i nostri nonni, che hanno dato tanto al Trentino".

TERAPIE INTENSIVE
Nel reparto rianimazione del Santa Chiara di Trento ci sono 42 pazienti (solo 8 i posti ancora disponibili), a Rovereto  27.   Le Rsa del Trentino (case di riposo) restano in una situazione difficile: "Hanno in certi casi un'assenza del 50% del personale. Arriveranno rinforzi.  Ci auguriamo che altre strutture accreditate attivino altri posti Covid". Ci sono anche 90 guariti.

La crescita esponenziale dei contagi

TAMPONI
Sul fronte della prevenzione ci si attiva sul personale sanitario in collaborazione con Cibio e Università di Trento: ieri sono stati 480 tamponi, in totale 3962. Sul fronte della solidarietà si segnala lo chef Alfio Ghezzi che «si è messo a disposizione - ha detto il dirigente sanitario Bordon - e al Covid Hospital di Rovereto, dove ci sono persone che non hanno tempo per andare a mensa, confezionerà dei pasti leggeri da portare direttamente in reparto».

I CONTAGI
 Antonio Ferro, direttore del Dipartimento Prevenzione della Provincia  spiega che a gennaio e febbraio in Trentino circolava soprattutto il virus influenzale. "E' del 3 marzo scorso il primo caso Covid, proveniente dalla Lombardia (tue turisti a Fai della Paganella). Prima del 20-25 febbraio riteniamo non vi fosse una circolazione del Coronavirus".

LA MAPPA


Sono infine un migliaio i pazienti a domicilio monitorati due volte al giorno assieme ai loro parenti stretti. I primi 20 pazienti hanno ricevuto l'app per inviare direttamente i loro parametri che vengono integrati direttamente in cartella clinica. 

ALTO ADIGE
Sono saliti a 910 (+74) le persone infettate  in Alto Adige, meno della metà di Trento. Sale purtroppo a 53 (+8) anche il numero delle vittime, mentre sono 51 le persone in terapia intensiva. In quarantena domestica si trovano  3.215 persone.

Sono 127 le collaboratrici e i collaboratori dell'Azienda sanitaria dell'Alto Adige risultati positivi al test per il nuovo Coronavirus. In provincia di Bolzano sono guarite finora 50 persone.

STUDIO MADE IN TRENTO
L'epidemia in Italia è iniziata molto prima del 20 febbraio e sono necessarie strategie di contenimento aggressive per controllare la diffusione di Covid-19 ed evitare esiti catastrofici per il sistema sanitario nazionale. Queste le risultanze dello studio del gruppo di ricercatori italiani, tra cui i trentini Marco Ajelli, Giorgio Guzzetta, Valentina Marziano, Piero Poletti, Filippo Trentini e Stefano Merler della Fbk di Trento, dal titolo «The early phase of the Covid-19 outbreak in Lombardy, Italy», pubblicato sull'archivio pubblico Arxiv, disponibile in rete. I risultati hanno permesso di stimare che ogni persona infetta può trasmettere l'infezione a più di tre persone in media, e che il tempo tra un'infezione e l'altra è di circa 6,5 giorni. «Questi due numeri, combinati assieme - commenta Stefano Merler - dimostrano il potenziale esplosivo di una epidemia di Covid-19. Se non controllata, potrebbe portare all'infezione di circa il 70- 80% della popolazione in pochissimi mesi, con un impatto devastante in termini di mortalità e di carico sul servizio sanitario, e sulle terapie intensive in particolare». 
Lo studio mostra che nella notte del 20 febbraio 2020, in cui è stato confermato in Lombardia, e in Italia, il primo caso di Covid-19, l'epidemia era già diffusa in gran parte dei comuni del sud della regione, con centinaia di casi scoperti retrospettivamente grazie ad un enorme lavoro di test da parte degli operatori sanitari. Nella settimana successiva, la Lombardia ha registrato un aumento molto rapido del numero di contagi. Per mettere a fuoco la prima mappatura delle infezioni da Covid-19 in un Paese occidentale, gli studiosi hanno preso in analisi i primi 5.830 casi confermati in laboratorio.

Ultimo aggiornamento: 28 Marzo, 11:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA