Coronavirus, Avigan sperimentato in Veneto. Burioni avverte: «Efficacia non certa»

Domenica 22 Marzo 2020
Coronavirus, Avigan sperimentato in Veneto. Burioni avverte: «Efficacia non certa»
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Coronavirus, parte anche in Veneto la sperimentazione del farmaco giapponese Avigan (Favipiravir). Lo ha annunciato in diretta oggi Facebook il presidente della Regione Luca Zaia. «Sta girando un video di un farmaco giapponese, l'Avigan. L'Aifa ha dato l'ok alla sperimentazione, e verrà sperimentato anche in Veneto, spero che da domani si possa partire», ha sottolineato Zaia (LEGGI TUTTO).

L'ALTRA TERAPIA SPERIMENTALE
Dall'inizio dell'emergenza Coronavirus, in Veneto 298 persone che erano risultate positive sono state dimesse dalle strutture ospedaliere e, in larga parte, considerate tecnicamente guarite. È dal loro sangue che, in parallelo alla sperimentazione di due farmaci, sta per arrivare una speranza per i 1.341 contagiati che sono ancora ricoverati. Si avvia infatti a conclusione la procedura di autorizzazione all'attuazione di una tecnica utilizzata con successo in Cina e suggerita ai medici di Padova dai colleghi arrivati da Wuhan... (LEGGI TUTTO)
 

 

Farmaco giapponese parte sperimentazione in Veneto

«Ieri sera avete visto il video di un farmaco giapponese, Avigan (Favipiravir), vi informo che Aifa ha dato ok alla sperimentazione e quel farmaco parte anche in Veneto, spero da domani». Coronavirus, speranze da un farmaco giapponese contro l'influenza (LEGGI TUTTO)

Cosa dice il rappresentante dell'Aifa: tutte le sperimentazioni sono autorizzate dal comitato tecnico scientifico di Aifa e da quello dello Spallanzani. Abbiamo due farmaci giapponesi già autorizzati, domani mattina la commissione di Aifa partirà con la definizione del nuovo trial clinico del farmaco usato in giappone Avigan (Favipiravir). Come funziona la sperimentazione? Gli ospedali saranno chiamati a sperimentare i farmaci, i pazienti individuati secondo criteri che saranno stabiliti. Nel giro di un mese potremmo avere le prime indicazioni sull'efficacia di questi farmaci. I dimessi sono guariti, una volta usciti dall'ospedale vanno comunque seguiti perché hanno subito una infezione importante.
 

Avigan, Burioni avverte: non è certo funzioni

Arriva dal Giappone l'ultima presunta promessa farmacologica per contrastare il coronavirus: l'antinfluenzale Avigan* (favipiravir), già usato in Cina nel trattamento di pazienti contagiati. La sua effettiva validità, però, divide gli esperti. «Non esistono evidenze scientifiche in merito», ha chiarito il virologo Roberto Burioni, che già aveva sottolineato in un tweet di non fidarsi di alcuni annunci che arrivano dall'estero. «Il farmaco russo, il preparato giapponese, la vitamina C, la pericolosità dell'ibuprofen, i proclami sugli Ace inibitori che i somari scrivono Eca - scriveva l'esperto - hanno una cosa in comune: sono tutte scemenze. Le novità vi arriveranno dalle autorità sanitarie, non dai social o da YouTube». Le autorità cinesi alcuni giorni fa sostenevano che il farmaco nipponico, sviluppato dalla Fujifilm Toyama Chemical, si è dimostrato efficace nel trattamento di pazienti contagiati dal coronavirus. Il prodotto, ha riportato il Guardian, sarebbe stato utilizzato con successo nel trattamento di 340 pazienti tra Wuhan e Shenzhen. I pazienti a cui è stato somministrato il farmaco sarebbero risultati negativi, in media, a 4 giorni dalla positività. L'emittente Nhk ha riferito che i pazienti non trattati, invece, avrebbero impiegato 11 giorni per arrivare allo stesso risultato. Inoltre, le radiografie avrebbero confermato miglioramenti nelle condizioni polmonari del 91% dei pazienti a cui è stato somministrato il farmaco. La percentuale scende al 62% se si considera chi non ha ricevuto Avigan. Nessun commento ufficiale, al momento, dalla Fujifilm Toyama Chemical.
 

Quali farmaci si stanno sperimentando in Italia?
Centinaia di persone guarite dal nuovo coronavirus. Molte spontaneamente. Altre hanno anche ricevuto trattamenti farmacologici. Esistono quindi farmaci che riescano a contrastare la proliferazione del virus nei pazienti infetti? Oppure sono stati utilizzati solo farmaci attivi sui sintomi e la guarigione è stata spontanea come per gli altri? La Società Italiana di Farmacologia (Sif) interviene per fare chiarezza su quattro cose da sapere. 

1)CI SONO FARMACI ALL'ORIZZONTE?
Oggi siamo di fronte al tentativo di utilizzare principi attivi già pronti. Ci sono però scienziati per i quali sarebbe opportuno evitare farmaci che si sono dimostrati attivi su altri virus, ma il cui bersaglio ha una rilevanza bassa nel Covid-19, e ci sono studi clinici con questi farmaci (Baloxavir Marboxil, Oseltamivir e Umifenovir) che presumibilmente daranno il loro responso per il mese di maggio. Più promettenti sembrano essere i risultati attesi dal farmaco Remdesivir per il quale ci sono rapporti soddisfacenti del suo impiego per Ebola, i cui risultati si attendono per fine aprile. Testati anche farmaci quali il Favipiravir, normalmente usati per l'influenza di tipo A e B e, con anche altre motivazioni, farmaci molto vecchi quali l'antimalarico clorochina, o farmaci anti-HIV e, ancora, gli antivirali Saquinavir, Indinavir, Lopinavir e Ritonavir. Da menzionare anche il Tocilizumab, un anticorpo monoclonale normalmente usato per il trattamento di alcune forme di artrite. La Sif sottolinea infine che «la fase è ancora quella di studio» ma che c'è «una coalizione scientifica mondiale per trovare rapidamente soluzioni adeguate». 

2) CI SONO FARMACI UTILI A CONTRASTARE L'INFEZIONE DA COVID-19 NEI PAZIENTI?
Covid-19 è nuovo e, per identificare un farmaco capace di agire contro di esso, è necessario identificare la o le strutture del virus che si prestano a essere il bersaglio per essere attaccate con successo. Come fu per l'Aids. 

3) COSA SAPPIAMO DEL SARS-COV-2?
Sappiamo che il suo codice genetico è a RNA (come quello dei virus dell'influenza, dell' HIV, della SARS, di Ebola), sappiamo che ha un elevato grado di infezione (passa molto facilmente da un individuo malato a uno sano) ma abbiamo ancora bisogno di conoscere come evolve l' infezione, perché è così diversa tra individuo e individuo, perché alcuni individui non manifestano la malattia mentre altri vanno incontro a polmoniti gravissime, spesso letali. Dobbiamo dare in fretta risposta a queste domande, per trovare qualcosa che ci permetta di arginare il virus. 

4) I VACCINI SERVONO PER TRATTARE I PAZIENTI AFFETTI DA COVID-19? 
Per il trattamento delle epidemie virali, i vaccini sono certamente la soluzione migliore perché abbattono la diffusione dell'infezione e riducono il numero delle persone contagiate. Ma per Covid-19 non ne disponiamo ancora. Anche i vaccini richiedono tempo per essere messi a punto. Molti di essi sono in fase di sviluppo e per alcuni sono già state richieste le dovute autorizzazione per provarli sull'uomo. In ogni caso i vaccini non sono l'arma corretta per i pazienti che hanno la malattia in corso, per la quale invece sarebbero utili veri e propri farmaci.

Ultimo aggiornamento: 24 Marzo, 07:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA