Cansiglio, un migliaio i partecipanti alla festa degli emigranti numero 25

Domenica 30 Luglio 2017 di Damiano Tormen
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CANSIGLIO - Da terra di emigrazione a terra di immigrazione. Cambiano le prospettive, non cambia il Veneto. Che ieri ha salutato con calore i suoi emigranti “tornati a casa” per la Giornata dei Veneti nel Mondo. Quelli che «vanno ringraziati perché hanno fatto grande il Veneto al di fuori del Veneto, e hanno fatto sacrifici che oggi sono diventati la nostra ricchezza», ha detto il governatore Luca Zaia, nella festa celebrata in Cansiglio. Un migliaio i presenti alla manifestazione, ormai giunta al suo primo giubileo.
Da 25 anni infatti emigranti e oriundi si ritrovano sull’altopiano tra Treviso e Belluno per rinsaldare i legami con la madrepatria. Bandiere del Brasile, dell’Argentina, dell’Uruguay, del Canada, dell’Australia, ma anche dei più “vicini” Belgio e Svizzera, sventolate da volti sorridenti che sommano un accento tipicamente trevigiano, bellunese o vicentino ad influssi spagnoli e portoghesi, a “r” mosce alla francese, a slang statunitensi e australiani. Sono i figli dell’emigrazione, di anni di stenti. Sono quel Veneto al di fuori del Veneto che conta oggi quasi 5 milioni di persone. Quei veneti che hanno permesso al Veneto di diventare oggi terra di immigrazione, come ha ricordato ieri il cardinale Pietro Parolin (anche lui veneto nel mondo) durante la celebrazione della messa. «L’epopea degli emigranti veneti è fatta di fatiche e di sforzi per offrire nuove prospettive a chi qui, in Veneto, non aveva possibilità di costruirsi un futuro sereno – ha sottolineato il segretario di Stato Vaticano nell’omelia –. Oggi, noi veneti siamo invece nella condizione di poter accogliere i migranti che in altre parti del mondo si trovano nelle medesime condizioni».
Accoglienza, quindi. Ma anche gestione dei flussi migratori. «Dobbiamo vedere nell’altro un fratello e un amico, non un pericolo – ha sottolineato Parolin –. Ma serve anche un’azione efficace perché la generosità dell’accogliere non basta. Serve un coordinamento a livello internazionale, per rendere l’accoglienza integrazione, senza creare squilibri». Un po’ come hanno saputo fare i veneti nel mondo. E come continuano a fare, visto che l’emigrazione non è finita. Lo dimostrano i casi di Marco e Gloria (ricordati nella celebrazione della messa) e i casi di tanti Marco e di tante Glorie. «Oggi non c’è più la valigia di cartone, ma c’è ancora la necessità di cercare fortuna fuori dall’Italia», ha detto Luciano Alban, vice presidente della Consulta Veneti nel Mondo. E il concetto è stato ribadito anche da Zaia. Il governatore ha chiamato sul palco i giovani emigranti veneti, «i nostri gioielli, il nostro orgoglio». E li ha ringraziati. «Grazie a tutti i nostri veneti fuori dal Veneto, perché non riempiono le carceri dei Paesi dove arrivano – ha detto Zaia –. I richiedenti asilo? L’ha detto anche il cardinale Parolin: l’Italia è lasciata sola, serve cooperazione internazionale». Il governatore ha speso anche due parole sul referendum per l’autonomia, dicendosi dispiaciuto che non valga il voto dall’estero. 
Nella festa dei veneti, anche tre premi ad altrettanti emigranti che si sono distinti. Il riconoscimento delle “Eccellenze venete nel mondo” è andato a Luigi Querincig (storico presidente della famiglia emigranti del Cadore), a Hedi Damian (emigrato da Longarone a Urussanga, in Brasile) e a Franco Varotto (direttore esecutivo della Commissione nazionale delle attività spaziali della Repubblica argentina). Una menzione anche per il cardinale Parolin, a Bepi Zanini e a don Canuto Toso, fondatore dell’associazione Trevisani nel Mondo. 
© riproduzione riservata Ultimo aggiornamento: 31 Luglio, 08:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA