Mercoledì 27 Febbraio 2019, 21:34

Camorra. L’industriale, il boss e quei monili antichi da 750mila euro

Camorra. L’industriale, il boss e  ​quei monili antichi da 750mila euro

di Gianluca Amadori

È un pozzo senza fondo l’inchiesta che, la scorsa settimana ha portato all’arresto di 50 persone, ritenute vicine al clan dei casalesi capeggiato da Luciano Donadio, radicatosi da almeno vent’anni nella zona di Eraclea. Dalle oltre 30 mila pagine di atti depositati dalla Procura, ne emergono alcune che contribuiscono tratteggiare con profili inquietanti la figura di Samuele Faè, l’ex carabiniere e imprenditore che, pochi giorni prima dell’arresto si era dipinto come povera vittima di Fabio Gaiatto, il broker di Portogruaro sotto processo con l’accusa di aver truffato centinaia di risparmiatori.

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In una memoria integrativa di inizio gennaio, il pm Terzo evidenzia alcune telefonate nelle quali si parla della disponibilità di Faè a reperire armi automatiche in Serbia per conto di Donadio; della possibilità di trasferire ingenti quantitativi di denaro, provenienti da false fatturazioni, da investire all’estero, grazie ai «suoi torbidi commerci»; di ottenere informazioni riservate in relazione ad inchieste in corso, grazie ai rapporti e alle relazioni intessute negli anni in cui vestiva la divisa dell’Arma.
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3 di 3 commenti presenti
2019-02-28 11:38:35
Ma il Veneto è questo?
2019-02-28 12:41:16
Alcuni di loro (due) dicono di no, ma è proprio così, vacanze al sud.
2019-02-28 08:32:57
Per la talpa ex Interna...aggiungere ALTO TRADIMENTO...anche se ex-diventato imprendtore.Comunque qualche voce suppongo girasse tra i cittadini, anche se non avevano prove. Per esempio, in altro settore delinquenziale, un assitente sociale incaricato di svolgere attivita' preventiva , chiese a minorenni di 11 anni se sapessero anche senza consumare, dove un giovane edle luogo avesse potuto trovare dosi di droga.Lo sapevano tutti,e anche a chi avvicinarsi, per sentito dire ...ma il passaparola funziona.