I buffet dei cacciatori del Veneto? Li paga la Regione, e con soldi pubblici

Martedì 31 Dicembre 2019 di Alda Vanzan
I buffet dei cacciatori del Veneto? Li paga la Regione, e con soldi pubblici
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In Veneto le azioni per contrastare il bracconaggio - cioè chi caccia o pesca in aree protette o senza licenza - sono durissime: lotta spietata a colpi di pizzette e sfogliatine. Il carico da novanta arriva con i calici di prosecco e i pasti in trattoria. Il conto? Pagato con soldi pubblici, 262.715,66 euro nel 2018 messi dalla Regione e girati alle associazioni dei cacciatori. Discutibile, ma regolare. I contributi li ha stabiliti infatti una legge regionale, poi il bando ha ampliato il raggio d'azione contro i bracconieri. Inserendo anche i rinfreschi. Qualche dettaglio di questa alimentare lotta alla caccia e alla pesca di frodo? Ce ne sono a iosa.

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IL MENU
L'Associazione Cacciatori Veneti (quella che ha dato un contributo di 70mila euro al partito di Giorgia Meloni), oggi presieduta da Sergio Berlato, capogruppo di Fratelli d'Italia in consiglio regionale del Veneto e presidente della Terza commissione, nelle sue varie attività per contrastare il fenomeno del bracconaggio, ha sostenuto spese alimentari così dettagliate: 67,50 euro per 150 pizzette sfoglia, 67.50 euro per salatini, 26,48 euro per acqua, patatine, bicchieri, 248,88 euro per prosecco, eccetera. I soldi glieli ha dati la Regione Veneto nell'ambito del contributo complessivo di oltre 64mila euro.

Federcaccia Veneto, oggi presieduta dal consigliere regionale leghista e presidente della Quarta commissione Gianpiero Possamai, su un totale di quasi 75mila euro rimborsati dalla Regione, ha documentato 38,83 euro per l'acquisto di merendine, sfogliatine, succo d'arancia, tovaglioli, bicchieri di plastica; 79,40 euro per un pranzo per quattro tra cui spaghetti allo scoglio, 200 euro per un coffe break, un pranzo per una persona costato 121 euro, un buffet per 31 persone da 403 euro.

Non che le altre associazioni venatorie del Veneto si debbano lamentare. Chi direbbe che 9 pizze e altrettante bibite spaventino i bracconieri? Eppure: rimborso di 113,20 euro all'Associazione Nazionale Libera Caccia. Ma anche 700 euro per 20 menu a prezzo concordato in un ristorante nel trevigiano. Quando, poi, la stessa associazione ha incaricato un addetto per trinciare l'erba (5 ore e mezzo a 40 euro l'ora, totale 220 euro) e quindi pulire siepi e scarpate con braccio decespugliatore (4 ore e mezzo a 50 euro l'ora, totale 225 euro), tutti devono aver tirato un respiro di sollievo: bracconieri ciao ciao. In realtà l'intervento era inserito in una autorizzata giornata ecologica, ma tant'è.

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IL BANDO
Sia chiaro: anche se il consigliere regionale del Pd Andrea Zanoni si indigna («È l'unico bando che prevede un anticipo del 30%») e annuncia un'interrogazione all'assessore Giuseppe Pan, è tutto legittimo. Discutibile, ma regolare. C'è una legge - il Collegato alla Stabilità dell'anno scorso - che ha introdotto una novità: dal 2018 la giunta è autorizzata a concedere contributi a favore delle associazioni venatorie per favorire adeguate conoscenze sulla corretta gestione del patrimonio faunistico, per contrastare il deprecabile fenomeno del bracconaggio, per interventi di miglioramento ambientale. Per il 2018 la Regione ha stanziato 350mila euro. E le pizzette e le sfogliatine? Nella legge non se ne fa cenno, nel bando per presentare le domande sì. Delibera di giunta 802 dell'8 giugno 2018, allegato A: tra le spese ammissibili figurano non solo l'affitto di sale riunioni e l'acquisto di materiale per la didattica, ma anche le docenze da parte di esperti (fino a 100 euro per ora), il rimborso delle spese di viaggio sostenute dagli stessi docenti, nonché materiale promozionale, spese per catering, vitto, spese di trasferta. Tradotto: le spese per i rinfreschi sono ammissibili. Così, tolti i pasti, tolti i convegni (gettonatissimo il signor Vittorio Cibien), tolte attrezzature varie, neanche il 4% dei soldi erogati dalla Regione sarebbe stati impiegati per azioni di vigilanza. E c'è gente che pensa che il bracconaggio si contrasti con i controlli.

Se è vero che ogni legge ha un nome e cognome, in questo caso le generalità le ha fornite Giuseppe Ederle, presidente dell'Ente Produttori Selvaggina, che - è tutto agli atti - ha ringraziato prima l'assessore Pan e poi il presidente Berlato «per aver promosso l'introduzione dell'articolo 39 bis grazie al cui stanziamento abbiamo potuto organizzare questa ed altre tre iniziative». Nel conto rimborsato ad Eps, anche un servizio ristoro partecipanti di 970 euro.

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IL RENDICONTO
La domanda è: spetta alla Regione pagare i rinfreschi dei cacciatori? Il dem Zanoni parla di sperpero: «Disdicevole che si taglino i servizi alla sanità che costringono addirittura i genitori a licenziarsi per seguire i propri cari disabili, per dare 900mila euro alle associazioni venatorie che poi si pagano anche feste e festine a base di prosecco, spaghetti allo scoglio, pizzette». Gli stanziamenti previsti sono 350mila per il 2018, 250mila per il 2019, 300mila per il 2020. A proposito: come sono stati spesi i 250mila euro dell'anno che oggi finisce? I rendiconti andavano presentati entro il 30 novembre. Zanoni ha già chiesto gli atti.
Alda Vanzan

Ultimo aggiornamento: 18:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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