Autonomia, tutti i no di Toninelli su autostrade e treni: i nodi da sciogliere

Mercoledì 13 Febbraio 2019 di Alda Vanzan
4

VENEZIA - C'è il no politico, come quello che il ministro pentastellato alle Infrastrutture Danilo Toninelli ha apposto appena ha sentito parlare di autostrade e ferrovie. Ossia: la Regione Veneto vuole diventare ente concedente, al posto del ministero, delle autostrade? Non se ne parla. Perché? Perché no. E poi ci sono i no che per un po' diventano sì e poi ritornano no. Il punto è che in fatto di trasporti e infrastrutture, l'autonomia potrebbe essere sottotitolata Brooklyn. Non il ponte, ma le gomme da masticare. Un tira e molla che va avanti da mesi. Chiaro che, come il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, questa partita dell'autonomia rafforzata abbia chiavi di lettura differenti: il Nord la invoca, stanco com'è dei tagli lineari che colpiscono chi non spreca e delle tasse che solo parzialmente tornano sul territorio; il Centro e il Sud la osteggiano, preoccupati di perdere rendite di posizione. Ed è quantomeno singolare che solo ora i fabbisogni standard vengano osteggiati quand'è dal 2009 che, per legge, dovrebbero essere applicati e quindi lo scandalo, semmai, è che da dieci anni a questa parte nessuno, né di destra né di sinistra nè sopra le parti, si sia preoccupato di farli applicare.

 
Certo, non è detto che ci riescano adesso: se anche si arrivasse alla firma dell'intesa tra il premier Giuseppe Conte i governatori di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, poi il provvedimento dovrà essere approvato a maggioranza assoluta dal Parlamento. E non è detto che, tenuta dell'esecutivo permettendo, alla Camera e al Senato questo avvenga. Tant'è, a poche ore dalla presentazione dell'intesa, la trattativa sulle infrastrutture registra le seguenti posizioni. FERROVIE Il Veneto ha chiesto di sostituirsi al ministero come ente concedente. La risposta è stata negativa con la motivazione che il ministero ha già in essere una concessione con Rfi, cioè la Rete Ferroviaria Italiana partecipata al 100% da Ferrovie dello Stato con funzioni di gestore dell'infrastruttura ferroviaria nazionale. Intervenire sul contratto di programma siglato a suo tempo tra ministero e Rfi - è stata l'opposizione di Roma - non è possibile. C'è stata, però, una apertura, sulle linee secondarie. Significa che la competenza sulla Verona-Venezia non sarà delegata a Palazzo Balbi, ma magari la Vicenza-Schio, la Venezia-Treviso, la Venezia-Bassano sì. In tutto sono 18 tratte ferroviarie. Solo che dopo un sì iniziale, al ministero ci hanno ripensato, è sorta qualche obiezione ed è arrivata la marcia indietro. PORTI La Regione ha chiesto di nominare il presidente del Porto. Principalmente il Porto di Venezia, ma c'è anche quello di Chioggia. Risposta: no. È stato però acconsentito a passare alla Regione l'approvazione dei progetti portuali: oggi se ne occupa Roma, domani spetterà a Venezia. AEROPORTI Palazzo Balbi ha chiesto di trasferire al demanio della Regione, da quello dello Stato, gli aeroporti nazionali insistenti nel territorio veneto e la relativa competenza legislativa e amministrativa. La risposta è stata negativa. Ma è stata proposta una mediazione: sui progetti aeroportuali, che oggi sono approvati dal solo ministero delle Infrastrutture, la Regione potrà dire la sua. Dovrà esserci, cioè, un'intesa comune. AUTOSTRADE E STATALI Il no, come sul fronte dei treni, è stato tassativo: Il ministero ha ritenuto preminente l'interesse nazionale all'unitarietà della rete infrastrutturale ferroviaria e autostradale. La Regione Veneto voleva diventare ente concedente delle autostrade al posto del ministero, potrà al massimo diventare concessionario (come già avviene per il Passante di Mestre che è gestito da una società, la Cav, partecipata al 50% da Anas e al 50% dalla stessa Regione Veneto). Il via libera sul ruolo di concessionario potrebbe comunque andar bene a Palazzo Balbi perché consentirebbe la creazione della holding autostradale del Nordest. Retromarcia, infine, del ministero sulle strade statali che il Veneto vorrebbe riclassificare come regionali: dal no iniziale si è passati al sì e poi di nuovo al no. Alda Vanzan

Ultimo aggiornamento: 10:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA