Finte assunzioni per intascare la cassa integrazione Covid, 33 aziende nel mirino dell'Inps a Nordest

Mercoledì 26 Agosto 2020 di Maurizio Crema
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VENEZIA- Sarebbero oltre tremila le aziende italiane i cui dipendenti avrebbero ricevuto indebitamente la cassa integrazione da crisi Covid, 13 in Veneto, 20 in Friuli Venezia Giulia. Lo rivela il sito Huffpost.
Secondo l'inchiesta, che prende in considerazione la cig varata per contrastare gli effetti della crisi da Covid da aprile a giugno, le 3075 aziende nel mirino degli ispettori Inps avrebbero attuato assunzioni fittizie prima del 17 marzo di quest'anno, quando scattò il decreto Cura Italia. Nel mazzo ci sarebbero anche imprese costituite ad hoc per poter dare un appannaggio a parenti e amici. L'indagine è stata portata a termine il 31 luglio.
Le aziende a rischio frode (nel 2019 erano molte meno, 2300 in tutto l'anno) sarebbero concentrate in Sicilia (465) e nella direzione coordinamento metropolitano di Napoli (457); nel resto della Campania sarebbero 185. Nel Lazio sarebbero 265, in Emilia-Romagna 238, 56 in Abruzzo, 119 in Calabria, 182 della Direzione di Milano, 291 di quella di Roma, 20 in Friuli Venezia-Giulia, 15 in Liguria, 195 in Lombardia, 19 nelle Marche, 8 in Molise, 22 in Piemonte, 158 in Puglia, 55 in Sardegna, 139 in Toscana. Nella lista nera 27 aziende del Trentino, 42 di Bolzano, 85 dell'Umbria, 13 del Veneto e una in Valle d'Aosta.
Un controllo approfondito è in atto anche in Veneto. «A livello territoriale è certo che la grandissima parte degli operatori economici ha operato correttamente - sottolinea Antonio Pone, direttore regionale Inps Veneto -. Il dato sul tiraggio della Cig in deroga, ad esempio, stimato inferiore al 50%, dimostra che, di norma, le aziende che potevano riprendere l'attività lo hanno fatto in chiaro, senza fruire di periodi già autorizzati ai quali avrebbero potuto accedere. Ovviamente, esistono le eccezioni e al fine di prevenirle, fungono opportunamente i controlli. Stiamo dedicando parte dell'attività della vigilanza all'effettuazione di accessi di controllo sulla corretta fruizione degli ammortizzatori. La ripresa dei controlli dopo la fine del lockdown era stata anticipata alle parti sociali, a livello regionale, non solo in un'ottica di collaborazione, ma anche al fine di conseguire un effetto dissuasivo di potenziali comportamenti fraudolenti, un alert preventivo. Non conosco la fonte del dato che riferite (3.000 casi di potenziale frode) e ne ignoro la genesi. Considerato il volume di aziende che hanno avuto accesso all'ammortizzatore in questi mesi in tutto il territorio nazionale, sembrerebbe confermare la residualità del fenomeno. Posso dire che le segnalazioni ricevute, da parte di singoli lavoratori o di organizzazioni sindacali venete, sono estremamente limitate, al punto da poterle contare sulle dita di una mano sola».
FENOMENO LIMITATO
Fonti sindacali confermano quest'analisi e segnalano come la maggior parte dei casi riscontrati in Veneto si riferirebbero a errori burocratici più che a truffe. L'avviso ai naviganti preventivo e la grande collaborazione tra le parti sociali e l'Inps dunque sono serviti a stoppare i furbetti della cig a Nordest.
«Solo il 10-15% di questi furbetti della cig sarebbero aziende del Nord. In Veneto i casi si limiterebbero a 13, poco di più in Friuli Venezia Giulia. La maggior parte si concentrerebbe nel Mezzogiorno. E questo malgrado nel Settentrione le imprese attive siano dieci volte di più di quelle del Sud, premiato anche dalla decontribuzione sulle assunzioni - evidenzia Enrico Zanetti, 47 anni, commercialista veneziano ed ex vice ministro all'economia del governo Renzi -. Oggi come in passato, l'assistenzialismo e gli aiuti a pioggia non pagano. Questo governo sbaglia strategia: dovrebbe sostenere in maniera decisa anche le imprese settentrionali, più frizzanti e pronte alla ripresa. Invece ha fatto poco. Il Meridionalismo nella politica oggi è vivo e vegeto, il Nordismo purtroppo è morto».

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