Scontri G8, Arnaldo Cestaro, l'uomo
che ha fatto "condannare" l'Italia
«Non mi importa dei soldi»

Martedì 7 Aprile 2015
Arnaldo Cestaro
60

Ha lottato praticamente da solo, contro tutti. E ha vinto, nonostante i segni, ancora evidenti, della menomazione fisica a seguito dell'inaudita violenza ricevuta alla scuola Diaz di Genova durante il G8 del 2001.

Arnaldo Cestaro, 75 anni, nato ad Agugliaro, in provincia di Vicenza, l’11 maggio del 1939, ora che l'Italia è stata condannata dalla Corte Europea per i Diritti dell'Uomo, riceverà 45 mila euro di risarcimento dallo Stato. Per 14 lunghi anni, però, ha dovuto lottare per avere giustizia. Nel 2001 l'uomo aveva 61 anni ed era partito per Genova dalla sua Agugliaro, in provincia di Vicenza, insieme ad altri militanti comunisti per manifestare contro il G8. Il Comune e il Genova Social Forum avevano allestito la scuola Diaz come alloggio per tutti i manifestanti, ma Arnaldo, come tanti altri, fu colto di sorpresa, nel sonno, dalle cariche delle forze dell'ordine. «Fermatevi, sono un uomo vecchio e pacifico!», implorò Arnaldo ai celerini, che però non ebbero pietà di nessuno e iniziarono a colpire indiscriminatamente con manganellate.

Dopo l'aggressione, Arnaldo riportò lesioni gravi al braccio e alla gamba destra, e fu costretto a due operazioni, una a Genova e l'altra a Firenze, a distanza di anni. Le lesioni riportate sono permanenti e per questo Arnaldo decise di ricorrere alla Corte Europea, che gli ha dato finalmente ragione.

In Italia, il reato di tortura non esiste. La politica, come annunciato da Emanuele Fiano, deputato del Pd, è al lavoro per l'introduzione: il testo del Senato nei prossimi giorni sarà votato alla Camera.

«Non mi importa dei soldi, serve una legge che parli di tortura»: a dirlo Arnaldo Cestaro, dopo il pronunciamento della corte europea dei diritti umani sulle vicende legate alla Diaz-Pertini di Genova e che, tra l'altro, ha riconosciuto nei suoi confronti un risarcimento di 45 mila euro.

«Cosa volete che mi importi dei soldi? Noi - rileva dalla sua casa ad Agugliaro, piena di bandiere della pace, di Rifondazione e di immagini che ricordano la sua storia - vogliamo una legge che introduca il reato di tortura nel nostro Paese e che sia applicata subito, scritta nera su bianco, altrimenti non si risolve nulla: il più forte vince sempre e il più debole viene massacrato, come è successo a noi alla Diaz».

Di quel giorno del luglio di 14 anni fa ricorda che era a Genova e alla sera di essere andato alla Diaz per dormire. «Alle nove e mezzo - dice Cestaro, conosciuto negli ambienti vicentini per la sua lotta a favore della pace e della giustizia sociale - mi sono coricato e ho dormito subito, ero stanchissimo dopo una giornata di protesta, con tanta gente. Alle undici e mezzo ho sentito un forte trambusto, stavano buttando giù i portoni della scuola. Ho pensato 'ecco, arrivano i black block' e invece era la polizia, la mia polizia, quella del mio stato democratico».

Ricorda le sue urla e quelle degli altri: «Ho visto una mattanza incredibile, un orrore che non credevo di dover vedere mai».

Ultimo aggiornamento: 20:20