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Zaia contro le trivellazioni in mare:
«Mai con me, sono autentica follia»

Lunedì 7 Settembre 2015 di Umberto Sarcinelli
Zaia contro le trivellazioni in mare: «Mai con me, sono autentica follia»
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ROVIGO - Le mani dei giganti del petrolio sono già pronte a ghermire i fondali dell’Alto Adriatico, con le loro trivelle, ma Luca Zaia, governatore del Veneto raccoglie le preoccupazioni degli ambientalisti e dichiara guerra. «Dare legittimazione alle trivellazioni in mare è pura follia - afferma - la nostra Regione si è sempre dichiarata contraria. A inizio anno abbiamo impugnato davanti alla Corte Costituzionale alcune disposizioni del Decreto Legge 12 settembre 2014, n. 133, il cosiddetto «Sblocca Italia», e in particolare proprio le norme che legittimavano le trivellazioni in Alto Adriatico».



«Disposizioni di questa natura adottate a livello centrale - ribadisce Zaia - non solo prevaricano tutte le competenze regionali in materia di governo del territorio ma, in previsione di ipotetici benefici ancora tutti verificare, determinano invece gravissimi pericoli ambientali per il territorio italiano, già caratterizzato da rilevanti rischi geologici e ambientali».

La rete polesana dei comitati e delle associazioni ha fatto appello a tutti i comuni e alle regioni affinché deliberino la richiesta urgente di un referendum per fermare la sanatoria sulle trivellazioni in mare. A favore del referendum si è espresso il consigliere regionale del M5S, Manuel Brusco.

Quello che si sta prospettando per l’Alto Adriatico, denunciano gli ambientalisti (dalla Rete Polesana a Legambiente) è «una bomba ecologica». Entro il 2019, infatti, potrebbero sorgere diciannove nuove piattaforme offshore per l’estrazione degli idrocarburi, con tutte le conseguenze del caso sia per l’integrità degli ecosistemi marini sia, di conseguenza, per la tenuta del sistema turistico. In Veneto, oltre alle 39 piattaforme di gas metano attive nell'Alto Adriatico (che estraggono il 69% del gas italiano estratto in mare) stanno per aggiungersi due concessioni per la coltivazione: una al largo tra Jesolo ed Eraclea e l'altra al largo di Chioggia. Nove invece sono i permessi di ricerca nell'Alto Adriatico (quasi tutti di Eni), dei quali ancora uno di fronte a Eraclea/Jesolo, un'altro di fronte a Chioggia, e ben quattro al largo del Parco regionale del Delta del Po, un paio dei quali molto vicini alla costa.

Senza contare le prospezioni che sono state avviate dalla Croazia, molte delle quali, pur essendo entro i confini delle acque territoriali, si estendono nel sottosuolo verso l’Italia.

Queste indagini, eseguite da un’azienda norvegese, hanno già mostrano, rilevano le associazioni ambientaliste, Greenpeace in testa, gli effetti collaterali con moria di tartarughe e delfini. «Sei delle 12 tartarughe morte analizzate dagli istituti specializzati dell‘Università di Padova - segnala il presidente della Fondazione Cetacea di Riccione, Sauro Pari - hanno presentato anomalie come la presenza di cloro e antibiotici nell’intestino. Così come alcuni dei 14 delfini trovati spiaggiati sono stati recuperati con l’apparato uditivo a dir poco danneggiato».



«La vera preoccupazione - dice Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto - è quella di un incidente: ogni anno si susseguono casi di tubi rotti, piattaforme che vanno in panne, navi che perdono il carico: il petrolio è una vera bomba ecologica per le aree limitrofe e in questo caso queste aree vedono milioni di persone abitare sulle coste, che vivono di turismo e pesca generando miliardi di euro di Pil che andrebbe in fumo al primo incidente”»
Ultimo aggiornamento: 8 Settembre, 08:17

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