Micro zone rosse per spegnere i focolai ed evitare di richiudere la regione: ecco quali comuni rischiano il lockdown

Domenica 7 Febbraio 2021 di Marco Agrusti
La mappa dei contagi con in blu scuro i comuni più colpiti

PORDENONE E UDINE - Sono operazioni costose, ripetibili soprattutto in comuni piccoli e comunità poco numerose. Il metodo però si è dimostrato utile, e in una fase delicata come quella attuale, con il contagio che cala ma con alcune realtà ancora da bollino nero, può diventare la strada da seguire: l’istituzione di micro zone rosse per arginare i focolai fuori controllo è al centro della nuova strategia della prevenzione per evitare che il contagio si diffonda su larga scala. E in provincia di Pordenone c’è un paese che è diventato osservato speciale, anche se la strategia è al centro degli studi della task force in tutta la regione. 
L’ALLARME
Chiudere un’area delimitata per almeno 14 giorni, per allontanare il rischio di richiudere (con diverse tonalità, dall’arancione al rosso) l’intera regione. Anche in Fvg si studia il modello suggerito nell’ultima riunione dal Comitato tecnico-scientifico nazionale. E tutto ciò indipendentemente dalle varianti. In regione al momento il metodo è caldeggiato dagli esperti delle Aziende sanitarie, ma dovrà essere come sempre la politica a decidere. Tornando in provincia di Pordenone, è nella fascia montana che il metodo potrebbe tornare presto utile per spegnere i focolai familiari. Molto probabilmente non ad Andreis, dove i contagi sono 49 su mille abitanti (si tratta di un indice, dal momento che il comune in realtà conta 261 residenti), mentre è più facile che al centro dell’attenzione finisca Cimolais. Pochi giorni fa il sindaco del comune montano, Davide Protti, aveva assicurato: «Abbiamo molti contagi, ma la situazione è in miglioramento e non si registrano ricoveri o decessi». A livello epidemiologico, però, si tratta di una rassicurazione che non basta. Il problema, infatti, è legato alla possibile diffusione di alti livelli di contagio da un comune ad elevata incidenza ai territori che al momento reggono meglio. Si tratta di una probabilità credibile, dal momento che la regione ormai da una settimana ha abbandonato la zona arancione e quindi ha visto la rimozione dei divieti di circolazione tra un comune e l’altro. L’ultimo bollettino aggiornato della Protezione civile parla di una situazione che a Cimolais è ancora preoccupante: si rilevano 80 contagi ogni mille abitanti, su una popolazione di 377 persone. A Tramonti di Sopra la zona rossa (che durerà sino al 14 febbraio) è scattata in seguito a un’analisi dai risultati meno gravi. 
LA RICETTA
La pressione affinché possano moltiplicarsi le piccole zone rosse per contenere i contagi arriva dai Dipartimenti di prevenzione e dagli esperti. E indipendentemente dalla presenza di varianti, ad oggi non così diffuse in regione. L’istituzione di blocchi locali in Fvg è sempre stata accompagnata da azioni di screening di massa attraverso i test rapidi. Si tratta di protocolli che prevedono la mobilitazione di squadre di prevenzione e che non sono replicabili in comuni popolosi. Ma l’invito degli esperti ha la sua logica: nella seconda regione o provincia autonoma d’Italia per incidenza sui 100mila abitanti è essenziale provare ad abbassare questo dato e ridurre la circolazione del virus nei centri più colpiti. Ad oggi la maggior parte dei comuni con un’incidenza elevata e preoccupante si trova in provincia di Pordenone e lungo l’asse della montagna. Si tratta proprio di quei territori che in autunno erano stati oggetto di un’operazione di screening a tappeto non accompagnata però da misure restrittive locali. 

 

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