Un'Academy della viticoltura nelle terre del Prosecco, il progetto di Anita conquista l'Onu

Venerdì 19 Novembre 2021 di Davide Lisetto
Anita Giabardo

PORDENONE - Il suo progetto è stato selezionato tra moltissimi ed è rientrato in una top cento a livello mondiale. E così Anita Giabardo, pordenonese di Pravisdomini dove vive la sua famiglia, 23enne studentessa universitaria, ha partecipato come unico rappresentate italiano (con altri novantanove giovani leader nell'ambito dell'ambiente e dell'agricoltura sostenibile provenienti da tutto il mondo) al Forum globale organizzato dalla multinazionale tedesca Bayer con le Nazioni Unite nell'ambito del programma Sustainable development solutions network. Un progetto della Youth Ag Summit University della durata di dieci settimane. Quest'anno è stata la quinta edizione, vista l'emergenza sanitaria i lavori si sono tenuti online.

L'EVENTO GLOBALE
I cento giovani eccellenti hanno potuto partecipare, martedì e mercoledì scorsi, al momento clou del percorso formativo nel quale sono intervenuti anche Qu Dongyu, direttore generale Food and Agriculture organization delle Nazioni Unite e Liam Condon, presidente Crop science division della multinazionale Bayer, l'azienda globale nei settore della salute e della nutrizione. Il titolo dell'evento - e dell'intera esperienza di oltre due mesi alla quale partecipano le cento migliori giovani promesse dell'ambiente - è Come nutrire un pianeta sempre più affamato.

PROGETTO VINCITORE
Ed è proprio su questo tema che Anita Giabardo - una laurea triennale in Scienze e tecnologie viticole ed enologiche all'Università di Padova e ora al secondo anno della magistrale in Agricoltura Sotenibile che sta svolgendo nell'Università della Georgia negli Stati Uniti gemellata con l'Ateneo di Padova - ha presentato un progetto che riguarda la realizzazione di una scuola stagionale nell'area del Prosecco proprio sulla protezione sostenibile delle colture dalle patologie da cui vengono colpite. Una sorta di Academy della viticoltura che metta in relazione giovani studenti e ricercatori con i professionisti e i coltivatori. A raccontare il progetto e l'importante esperienza che sta vivendo dagli Usa al Summit mondiale è la giovane ricercatrice. Prima di iscriversi all'Università di Padova Anita Giabardo si è diplomata a San Vito. E prima di partire per gli Usa, a Pordenone, con un gruppo di amici che puntano a migliorare la vita sulla terra anche rispetto al cambiamento climatico ha fondato l'associazione nazionale Terra Libera.

LA STORIA
«Da fine agosto scorso - racconta Anita - sono qui nello stato della Georgia dove frequento il secondo anno della magistrale in Agricoltura Sostenibile. Al progetto per il Summit mondiale della Bayer e dell'Onu avevo cominciato a lavorarci da prima, in Italia, perchè andava presentato entro giugno. Per realizzarlo ho pensato alla mia passione e al mio territorio. La mia passione - continua la giovane ricercatrice che rimarrà negli Usa per circa un anno e mezzo - è nata durante la triennale in Scienze e tecnologie viticole. Occuparmi della protezione delle colture attraverso tecnologie e tecniche che siano sostenibili ambientalmente ma anche economicamente e favorevoli per gli agricoltori. Insomma, sostenibili da tutti i punti di vista, ambientale, dell'innovazione ed economico. La stessa passione che poi mi ha portato a proseguire gli studi con la magistrale qui in America». Ma non dimenticando il suo territorio, dove è nata, crescita e dove ha iniziato gli studi. «Sono nata a San Vito al Tagliamento - racconta ancora Anita - ho vissuto da piccola a Pravisdomini dove ho fatto le scuole per poi tornare a San Vito per le superiori. Poi l'università tra Padova e Conegliano. In mezzo c'è Pordenone per gli amici e l'impegno associativo». Ed ecco che matura il progetto italiano campione del mondo. «Ho pensato alla necessità - spiega la studentessa - nell'ambito di un'agricoltura sempre più verde e sostenibile di una scuola da realizzare a cavallo tra Friuli Venezia Giulia e Veneto, le terre del Prosecco ma anche delle mie esperienze, che metta insieme giovani ricercatori e viticoltori nello studio e nella pratica di tecniche di protezione delle piante più sostenibili. Pensando all'ambiente e rendendole economiche e favorevoli ai produttori. Una scuola stagionate, di sei mesi, in cui gli studenti possano provare sul campo le loro conoscenze e condividerle con gli agricoltori». L'idea è piaciuta e Bayer l'ha selezionata come miglior progetto italiano e l'ha presentata al Summit dei cento giovani davanti all'Onu. «Una grande gioia per me, ma anche una grande opportunità per costruire un rapporto con la community di cento giovani che hanno le stesse mie passioni e ideali».
 

Ultimo aggiornamento: 20 Novembre, 10:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA