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Virus del Nilo, scatta l’allarme anche in Friuli: ci sono zanzare infette

Venerdì 5 Agosto 2022 di Loris Del Frate
Anche in Friuli sono state trovate zanzare infette

Non bastava il Covid. È un’estate tormentata questa e non solo per le alte temperature e per la siccità che continua a bruciare terreni, colture e boschi. Già, perchè anche sul fronte sanitario c’è di che preoccuparsi. Oltre al Covid, infatti, ci sono altre due malattie virali che stanno penetrando sul territorio.

IL VIRUS DEL NILO, O WEST NILE

In Veneto l’allarme è già suonato da alcune settimane. Oltre a un decesso, infatti, il virus del Nilo sta prendendo sempre più piede e si stanno alzando anche i ricoveri. Per quanto riguarda il territorio friulano, invece, c’è subito da dire che per ora non sono stati segnalati casi conclamati. Ma la spia rossa nei dipartimenti di prevenzione e nei servizi di infettivologia degli ospedali si è già accesa. Nelle “gabbie” che vengono piazzate per prendere le zanzare e verificare se sono portatrici, ne sono state trovare diverse soprattutto nella provincia di Pordenone. Zanzare infette, dunque, e oltre a quelle catturate e analizzate ce ne saranno sicuramente altre libere e pronte a pungere.

I SINTOMI

Nelle persone, circa il 75 per cento delle infezioni da virus del Nilo è asintomatico. Nel 25 per cento dei casi, sintomi simili a quelli influenzali si manifestano dopo un periodo d’incubazione di 2-14 giorni, con febbre alta e a volte un arrossamento della pelle del tronco. Si guarisce in un periodo di tempo che va da qualche giorno a qualche settimana. Complicazioni gravi, soprattutto encefaliti e meningiti, insorgono in meno dell’1 % delle persone infette e colpiscono con maggior frequenza i più anziani.

GLI ESPERTI

Massimo Crapis, infettivologo al Santa Maria degli Angeli, non ha dubbi. «Penso - spiega - che sia praticamente impossibile che non avvengano casi anche in provincia di Pordenone e in generale nell’intera regione. Solitamente dopo una ventina di giorni, al massimo un mese dall’individuazione delle zanzare infette, ci sono i riscontri con i casi accertati sulle persone.- Questo, almeno, è quanto accade solitamente». Come dire che tra una decina di giorni potrebbero esserci i primi casi conclamati. «Del resto - va avanti Crapis - questa è una zona dove già in passato ci sono stati casi e ricoveri e posso dire che visto quello che sta accadendo nel Veneto che confina con noi, siamo già stati fortunati che non si sono ancora verificati casi». «Anche in provincia di Udine - spiega Carlo Tascini, primario della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale di Udine - non abbiamo avuto casi accertati, ma onestamente non è il caso di preoccuparsi. Quelli che abbiamo visto noi negli anni scorsi si sono risolti senza grossi problemi. Non posso escludere, comunque, che anche in provincia di Udine ci possano essere delle positività sull’uomo, ma come ho detto non vedo il problema».

I DONATORI

In tutti i centri immunotrasfusionali della regione, intanto, sono scattati i test ai donatori per l’individuazione del virus. Una procedura necessaria per poter donare senza problemi e soprattutto proteggere i riceventi. Non solo. Negli anni scorsi chi tra i donatori era andato in ferie nelle zone endemiche veniva sospeso per un periodo, quest’anno, invece, anche a fronte del fatto che c’è necessità di sangue, è stata preferita la strada del test.

VAIOLO DELLE SCIMMIE

I casi in regione sono saliti a cinque, tre in provincia di Udine e due, invece, in provincia di Pordenone. Tutti si sono risolti senza problemi e conseguenze sanitarie per i pazienti che sono guariti e sono già stati dimessi dagli ospedali. Resta però il fatto che il virus circola sul territorio regionale, anche se da quanto si è appreso alcune delle persone che si sono infettate erano tornate dall’estero e a loro volta hanno contagiati i familiari.

LE ZECCHE

Il gran caldo ha scatenato in più aree della regione una vera e propria invasione di zecche. Un paio di casi di encefalite sono stati riscontrati a Udine, dove i pazienti sono stati ricoverati. Nessuno è stato in pericolo di vita, ma si è reso necessario il ricovero nella Clinica di malattie infettive. A Pordenone, invece, non ci sono stati ricoveri anche se è probabilmente questo il periodo più pericoloso.

Ultimo aggiornamento: 6 Agosto, 11:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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