Anche per i tavolini e le sedie dei bar serve l'ok della Soprintendenza, scoppia la bufera in Friuli. I sindaci: «Una follia»

Venerdì 2 Dicembre 2022 di Marco Agrusti
Un dehor esterno
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Ci sono i quattro capoluoghi, quindi Udine, Pordenone, Trieste e Gorizia. Ma ci sono anche comuni più piccoli, che dovranno rispettare le stesse regole già definite «folli» dai sindaci. Esempi? San Quirino, Sacile, Sesto Cordovado, Valvasone, San Vito, Polcenigo, Aviano, Porcia e Spilimbergo nel Pordenonese; borghi come Aquileia, Venzone, San Daniele, Tarvisio e Tolmezzo nel Friuli Centrale. In tutti i centri storici tutelati di questi paesi chiunque vorrà aprire un nuovo dehor esterno nel proprio bar o ristorante (ma basteranno anche solo tavolini e sedie, così come un ombrellone) dovrà chiedere il permesso alla Soprintendenza. La lettera è arrivata a tutti i Comuni interessati dal ministero della Cultura. Ed è scoppiato il finimondo. 


L’INFORMAZIONE


Il ministero della Cultura è stato chiaro: nei luoghi di pregio dei centri storici tutelati non saranno permessi arredi non in linea con il contesto architettonico circostante. Tutto dovrà passare attraverso il parere - non sempre repentino, per usare un eufemismo - della Soprintendenza. Tavolini, sedie, ombrelloni, plateatici più o meno complessi e strutturati. Ogni nuova iniziativa dei commercianti dovrà ottenere un permesso, come se si trattasse del restauro di un edificio antico e storico. Entrando nel dettaglio della norma comunicata ai Municipi e che scatterà dal primo giorno del prossimo anno, si parla tecnicamente di luoghi precisi corrispondenti ad edifici considerati di pregio. «A Pordenone pensiamo ad esempio ai luoghi più belli della nostra città, come i palazzi Badini e Gregoris). Lì vicino le regole saranno molto strette. Si parla solamente delle nuove installazioni, mentre per quelle già esistenti la norma non sarà retroattiva. 


LA RABBIA


Immediata la reazione incredula di tanti primi cittadini. Il più duro è stato il sindaco di Gorizia, Rodolfo Ziberna, che ha immediatamente inviato una lettera al presidente regionale Fedriga nonché ai ministri Urso e Sangiuliano. «Una nuova tegola rischia di cadere sulla testa degli esercenti di bar e ristoranti - lo sfogo di Ziberna -. È nota quale sia la notevole carenza di organico di tutte le Soprintendenze, inclusa quella del Friuli Venezia Giulia, ed appare assurdo che si vogliano caricarle di ulteriori incombenze, che si tradurranno nella necessità di rimuovere i dehors già collocati rimanendone sprovvisti sino all’arrivo della autorizzazione. Vale la pena sottolineare che la violazione della prescrizione è di rilievo penale. Non è chiaro cosa accadrà per il pregresso. Mi auguro innanzitutto che possa essere spostato il termine e che si possa prevedere che ogni Comune condivida con le Soprintendenze un regolamento che, dopo aver individuato cosa e dove può essere collocato, eviti ulteriori conseguenze dannose per gli esercizi commerciali». Su tutte le furie anche il sindaco di Udine, Pietro Fontanini: «Siamo alla follia totale ed è ora di finirla. I commercianti dovranno attendere temi biblici per delle seggiole. Così il commercio muore». «Sono assolutamente solidale con Ziberna - il commento di Alessandro Ciriani da Pordenone -: si lasci l’autonomia ai Comuni, che sanno perfettamente come amministrare il proprio territorio dal punto di vista paesaggistico». «Ormai la Soprintendenza non è più in grado di rispondere», dice Mario Della Toffola, sindaco di Polcenigo. «Non ci sono parole, si creano complicazioni su complicazioni», sbotta infine il sindaco di Sacile, Carlo Spagnol. 

Ultimo aggiornamento: 07:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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