Incubo soprintendenza, nuovi dettagli: ci vorranno 3 mesi per il tavolino di un bar. E Fedriga "vola" al ministero

Mercoledì 7 Dicembre 2022 di Marco Agrusti
Plateatici a Pordenone

Tre mesi per un tavolino fuori da un bar, per l’installazione di due panche o di un ombrellone. Insomma, tempi “estremi”, disincentivi a danno di chi vuole investire. Dopo la notizia, anticipata alcuni giorni fa sul Gazzettino, della nuova stretta sulle autorizzazioni legate agli arredi urbani nelle aree di pregio, arrivano anche i dettagli che spaventano maggiormente i sindaci e gli operatori commerciali. Intanto dal Friuli Venezia Giulia, attraverso l’Anci, è partita una lettera ufficiale destinata alla stessa associazione, ma sul piano nazionale. 

IL REGOLAMENTO

I primi cittadini del Friuli Venezia Giulia hanno messo immediatamente al lavoro gli uffici dei singoli Comuni. E sono emersi dettagli che definire “particolari” è l’eufemismo più grande del mondo. 
Uno, nel dettaglio, come dice il sindaco di San Vito Alberto Bernava, «rischia di causare la morte del sistema urbano tutto». Si tratta del tempo che potrebbe impiegarci la singola Soprintendenza per concedere (o meno, sia chiaro) l’autorizzazione all’installazione di un banale arredo urbano di un bar. Quindi si torna ancora una volta ai tavolini, ai gazebo, ai dehors, agli ombrelloni. E il tema del tempo non è affatto banale. Secondo la nota del ministero della Cultura inviata alle amministrazioni comunali, infatti, la Soprintendenza ha 110 giorni (quasi tre mesi) per esaminare la singola pratica e decidere se un arredo urbano rovina o meno l’aspetto paesaggistico di un’area di pregio di una città o di un paese. Termini che i sindaci definiscono «inaccettabili». E Fedriga ha già preso contatti con il ministero per frenare la “riforma” e salvare sia i sindaci che i commercianti del Fvg. 
Sul tema, da giorni, si è mosso anche il parlamentare di Fratelli d’Italia nonché vicesindaco di Pordenone Emanuele Loperfido. Quello che ha “scoperto”, però, aggiunge pepe su di una pietanza già bella piccante. Nemmeno al ministero, infatti, conoscono nel dettaglio una norma partita ancora quando al governo c’era ancora l’esecutivo guidato da Mario Draghi. 


LA PROTESTA


Intanto gli amministratori del Friuli Venezia Giulia si sono già rivolti all’Anci locale, che a sua volta ha interpellato la sezione nazionale dell’associazione. «Un’iniziativa - spiegano i sindaci dei maggiori centri della regione - che è stata prima di tutto concordata tra i capoluoghi e che successivamente ha coinvolto anche i paesi più piccoli». 


IN REGIONE


Ieri l’argomento è stato anche oggetto di un dibattito tra maggioranza e opposizione in consiglio regionale. Con un atto unilaterale e passando sopra la testa di tutti, il ministero della Cultura straccia un accordo sui dehors siglato nel 2014 - ha attaccato Santoro del Pd -. Dov’è la Regione? Dov’è l’assessore competente o, meglio, il presidente Fedriga che detiene le deleghe in questione? Che posizione ha preso in questa decisione? Non è possibile che il Fvg, come Regione a Statuto speciale, non faccia nulla per dare risposta alla necessaria semplificazione burocratica per cittadini e imprese». «Come Regione - ha ribattuto invece il leghista Tosolini - sosterremo infatti ogni iniziativa che andrà in direzione di tutelare il lavoro degli esercenti e che prevederà una corposa sburocratizzazione».

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