Silvano, l'uomo che con gli asini
insegna a vivere cambiando ritmo

Silvano Feletto con alcuni dei suoi animali

di Clelia Delponte

PORDENONE - In Silvano Feletto si sposano tradizione e innovazione, ruralità e tecnologia, lui che va a spasso sul suo carretto trainato dagli asini, riprendendo la vecchia tradizione di famiglia, ma naviga con disinvoltura sul suo tablet e si tiene in contatto con gli appassionati di asini grazie a Facebook.



Ha ereditato dal padre la passione per gli animali e dopo aver tenuto per tanti anni i cavalli, una volta in pensione ha optato per gli asini. Una passione personale che lo ha portato a dare il proprio contributo a esperienze particolari, anche innovative come l'onoterapia, della quale nel pordenonese è stato un po’ il padrino.



«Questa esperienza per me bellissima - racconta Feletto - è nata su iniziativa del medico Alberto Grizzo, che voleva avviare l'onoterapia nella cooperativa Arca a favore di soggetti deboli, disabili o ragazzi difficili. Così sono stato chiamato come consulente per insegnare a operatori e ragazzi come rapportarsi e curare gli asini. Un'operatrice, Monica, seguendo i miei insegnamenti, è diventata la prima donna a Pordenone a guidare una pariglia di asini».



Quali sono le qualità degli asini?

«Sono docili e tranquilli, hanno molta memoria. Rifacendo lo stesso percorso capiscono subito dove devono fermarsi e lo fanno spontaneamente. Non è vero che sono testardi, sono riflessivi, una volta capito che non c'è pericolo, non hanno più problemi. Generano una grande empatia, per questo quando esco con loro tutti si fermano, i cavalli invece mettono più soggezione».



Quanto tempo passa con loro?

«Almeno un paio d'ore al giorno, dò loro fieno e acqua pulita, per la pulizia provvedono da sole rotolandosi nella sabbia. Fondamentale è la pulizia e la cura degli zoccoli, operazione per la quale mi affido a un maniscalco. Queste cose le insegno anche ai bambini, assieme a qualche ordine vocale e poi consegno la patente asinina».



Per un paio d'anni il Pedibus del Comune di Pordenone alla frazione di Vallenoncello è stato ancor più speciale...

«Sì, venivo col carretto tirato da Gina e Ciucchina, madre e figlia con me da 12 anni, sul quale venivano caricati gli zaini dei bambini e li accompagnavo a scuola. A volte portavo anche la gallina, il cane e la capra: per i bambini era una vera festa e imparavano a rapportarsi con gli animali. Tra le iniziative che ho portato avanti c'era anche l'asino taxi, con stazione al Caffè Letterario e qualche volta mi è capitato di portare a spasso col carretto turisti o ospiti stranieri del Cinema Muto. Spesso vengo chiamato per matrimoni. Il carretto è in regola: con targa, luci e assicurazione. Una volta mi hanno anche fermato i vigili con tanto di paletta, per un controllo».



La sua casa, con il prato e l'ampio recinto verde in riva al Noncello è diventata anche un laboratorio sociale.

«Diverse famiglie hanno capito il valore di avvicinare i bambini agli asini e alle attività all'aria aperta, da fare insieme e così è nata la Compagnia degli Asinelli. L'associazione ha come punto focale l'incontro tra la città e la campagna e il riappropriarsi di ritmi naturali e lenti passando attraverso la riscoperta della vita a bassa velocità, il recupero delle relazioni umane, il rapporto con la natura, la riscoperta del territorio. Accanto alle uscite in compagnia degli asini vengono organizzati incontri di aiuto alla genitorialità, laboratori e momenti ricreativi come il Ciucoraduno 2.0, che si terrà dal 12 al 14 giugno in Val Tramontina (Pordenone), dove si ritroveranno asinari da tutto il Nord Italia. Sarà anche un'occasione di raccontare il territorio sui social e i nuovi media, ecco dunque spiegato il 2.0. Iniziativa che mi sta molto a cuore infine è il Biblio Asinello Vallenoncello, una biblioteca itinerante di quartiere a dorso d'asino. La sto sperimentando assieme alle mie figlie a Vallenoncello, dove manca una biblioteca di quartiere».



Per Gina e Ciucchina manca ancora un debutto al cinema....

«Già, io le avevo proposte per il film sulla seconda Guerra mondiale Road47 del regista brasilianino Vicente Ferraz, girato in Friuli, ma al casting quando mi hanno visto come comparsa hanno preso me».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Domenica 10 Maggio 2015, 18:40






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5 di 5 commenti presenti
2015-05-11 20:57:06
Grazie a Clelia Delponte,conosco il greco dopo 8 anni ed un po di moderno (dmotkò,mia moglie era nata colà),però non ero a conoscenza che ora ci si serve degli asini per curare;conosco abbastanza la terminologia medica,ma questo vocabolo non era a mia conoscenza.Grazie,anche col web si scoprono....le tombe!
2015-05-11 18:02:51
Il termine Onoterapia deriva dal greco ὄνος (ónos) che significa asino, e dal greco θεραπεία (therapeía) che può significare terapia, cura, guarigione o assistenza.
2015-05-11 18:00:47
L'onoterapia consiste nell'utilizzo dell'asino come fonte terapeutica, attraverso un processo di riabilitazione che consente al paziente di relazionarsi con l'animale.
2015-05-11 10:43:39
Per de-senectude. Oggi giorno ci si compiace ad inventare nuovi termini ma si ignorano sempre più quelli che danno bellezza alla lingua italiana.
2015-05-11 09:52:50
Onoterapia! Forse volava dire omoterapia oppure ionoterapia, oppure è un nuovo vocabolo non risultante?