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Siccità, per salvare i frutteti stop all'acqua a mais e soia. «La pioggia? non ha portato niente»

Lunedì 1 Agosto 2022 di Loris Del FrateSiccità, per salvare i frutteti basta acqua a mais e soia
Per salvare i frutteti non si innaffia più il mais
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Se la pioggia di venerdì notte ha salvato i monti del Friuli Venezia Giulia dagli incendi che stavano divorando il Carso, il Raut, l’area sopra Taipana e Resia, non è servita, invece, per dare respiro all’agricoltura. Anzi, in settimana i Consorzi di bonifica, se non ci saranno precipitazioni, dovranno mettere in campo nuove strategie per cercare di salvare le colture più importanti.


CELLINA MEDUNA
Il direttore Massimiliano Zanet non ha dubbi. «La pioggia di sabato? Non ha portato nulla di nuovo. Ha bagnato un po’ i campi e forse allungato di uno, due giorni l’autonomia dell’asta del Meduna che ora basterà a stento fino a Ferragosto. Certo, due giorni in più, in queste condizioni, sono meglio di niente, ma è evidente che non sono sufficienti, anche a vedere il meteo che indica un nuovo aumento delle temperature e precipitazioni scarsissime. Per questo già in settimana valuteremo i nuovi interventi da aggiungere a quelli già stabiliti, come solo un’ora di irrigazione sull’area del Meduna, mentre in quella del Cellina continueremo con due perchè la situazione è decisamente migliore».


I PROVVEDIMENTI
«Siamo a un bivio - va avanti il direttore del Consorzio - che ci impone di prendere decisioni anche drastiche. A fronte del perdurare della siccità valuteremo la concreta possibilità di smettere di irrigare i cereali, mais e soia, perchè manca poco per raccoglierli e sono praticamente pronti. Diciamo che il raccolto oramai è stimato intorno all’80 per cento anche se dovremo aspettare di vederlo una volta tagliato. Non bagnandoli più avremo un piccolo danno collaterale, ma ben poca cosa rispetto al fatto di irrigare poco e male le colture specializzate come le vigne e i frutteti. In pratica il danno sarebbe decisamente maggiore se continuassimo a bagnare anche mais e soia. Una decisione - spiega ancora Zanet - che mi rendo conto essere forte, ma chè è anche l’unica che ci consente di salvare gli altri raccolti». Già mercoledì, giovedì al massimo ci sarà un incontro che la rappresentanza dei soci del Cellina Meduna per valutare insieme l’operatività, ma difficilmente si potrà evitare questa strada.


L’ASSESSORE
«Purtroppo - spiega Stefano Zannier, responsabile regionale delle Politiche agricole - la pioggia caduta per quanto riguarda le colture, non ha avuto alcun effetto. Non ci sono stati miglioramenti palpabili e la situazione non è mutata. Capisco e condivido la scelta che intende fare il Consorzio pordenonese, perchè in questo modo riusciranno a salvare almeno le colture specializzate e i frutteti. Credo che la stessa cosa sarà fatta anche in Friuli perché sono allo stremo pure loro».


LA SITUAZIONE
La mappa della siccità e devastante. Se si esclude la zona coperta dal Cellina che si sta salvando, il resto è alla disperazione. Oltre all’asta del Meduna che ha ancora una autonomia di 8-10 giorni, c’è la bassa friulana con le falde che si stanno esaurendo e quella pordenonese dove, invece, in alcuni luoghi la falda si è asciugata e c’è stata la necessità di aspirare l’acqua direttamente dai fiumi che in ogni caso sono bassissimi. Praticamente all’asciutto l’Isonzo dove oramai quotidianamente l’Ente tutela pesca salva i pesci rimasti senz’acqua portandoli in altri siti. La Slovenia ha spiegato che non hanno acqua neppure nei loro bacini, quindi non possono irrorare il fiume sacro alla Patria. L’asta del Torre è in fase di boccheggio con 5-7 giorni di autonomia. Un po’ meglio, invece, la situazione sul Tagliamento che con le piogge in montagna si è rianimato, anche se le scorte non potranno durare a lungo.

Ultimo aggiornamento: 17:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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