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Siccità, gran parte del territorio a secco: ora i bacini sono vuoti

Martedì 9 Agosto 2022 di Loris Del Frate
Il Friuli Venezia Giulia è rimasto a secco

FRIULI  Tutti i nodi sono arrivati al pettine. Cà Zul, Cà Selva e Ponte Racli hanno praticamente terminato l’acqua. Detto così sembra poco, in realtà è un grossissimo problema. Già, perchè questo significa che il Consorzio di Bonifica Cellina - Meduna non ha più a disposizione la materia prima per l’intera asta del Meduna. Ad essere sinceri ci sono due milioni di metri cubi all’intero dei tre bacini. Sembrano tantissimi, in realtà serviranno per arrivare sino a domenica. Forse lunedì di Ferragosto. Poi il Consorzio dovrà aspirare l’acqua direttamente dal fiume e inserirla nei tubi che la portano nei campi al servizio dei coltivatori associati. Il problema, però, è che l’acqua non è sufficiente. Un dato: mediamente con i tre bacini a servizio vengono scaricati 13 metri cubi al secondo. Aspirando dal greto si arriva a stento a 3 metri al secondo. Evidente, quindi, la difficoltà. Ma non è ancora tutto.
L’ORDINANZA
Quello che il Gazzettino aveva anticipato nelle settimane scorse, ora diventa realtà. Il Consorzio Cellina - Meduna, infatti, ha emesso una ordinanza che non ha certo bisogno di spiegazioni. Non si potrà più bagnare mais e soia che oramai sono in dirittura d’arrivo per essere raccolti e tutta l’acqua presente sarà dirottata sui frutteti, sulle vigne e sugli ortaggi. I danni a queste ultime colture, se dovessero patire ulteriormente la siccità, sarebbero di gran lunga maggiori rispetto a quelli che subiranno mais e soia. Un altro dato. Già dal 20 giungo il Consorzio, sempre sull’asta del Meduna, ha ridotto l’irrigazione a un’ora a settimana rispetto alle due solite che invece permangono sull’area del Cellina che di acqua ne ha ancora. Adesso, pescando direttamente dal greto del torrente, l’ora è stata ulteriormente ridotta: 45 minuti di irrigazione e nella stessa ordinanza c’è scritto che a fronte della scarsità di materia prima sono possibili pure dei disservizi. Leggi che l’acqua non arriva.
IL DIRETTORE
«Quella di ridurre a un’ora sola l’erogazione - spiega Massimiliano Zanet, direttore del Consorzio Cellina Meduna - è stata una scelta molto sofferta, ma era necessaria». Non sono certo mancati i mugugni da parte degli associati. «Posso solo dire - va avanti - che grazie a questa decisione pur avendo pochissima acqua siano riusciti ad arrivare con le riserve fino a Ferragosto. Se avessimo lasciato l’erogazione a due ore, avremmo finito l’acqua il 20 giungo. Allora sì che sarebbe stato un dramma».
LA PIOGGIA
Venerdì notte, sabato e anche domenica è piovuto sul territorio della regione, ma non c’è stato alcun beneficio dal punto di vista delle riserve. «Complessivamente sono caduti 20 millimetri d’acqua. Poco per pensare di avere benefici. Ne sarebbero serviti almeno 100 per dare un po’ di respiro ed evitare i provvedimenti che sono stati presi - conclude Zanet - e dalle previsioni non sembra che per questa settimana ci possano essere delle novità sul fronte delle precipitazioni. Al massimo qualche temporale che non cambierà la situazione». Ma in provincia di Pordenone non è solo l’asta del Meduna ad avere problemi di siccità. Se da un lato l’area del Cellina ha ancora riserve per arrivare sino alle precipitazioni più consistenti, dall’altro le falde sono asciutte. L’assessore regionale alle Politiche agricole, Stefano Zannier, ha una mappa precisa della situazione. «Per far rifiorire le falde serve un mese di pioggia, circa 200 millimetri, ma in un lasso di tempo di almeno una ventina di giorni. Per fortuna - va avanti - il Tagliamento regge e sul bacino del fiume sono caduti circa 45 millimetri d’acqua. Male, invece, l’area del Torre e il cividalese dove l’acqua è praticamente terminata e la stessa cosa vale per l’Isonzo. Da giorni siamo all’asciutto».

Ultimo aggiornamento: 07:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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