Serpenti ibernati. Trovati durante i lavori di ristrutturazione e salvati: ecco come

Mercoledì 15 Gennaio 2020 di Camilla De Mori
Serpenti ibernati. Trovati durante i lavori di ristruttirazione e salvati: ecco come
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VIVARO (UDINE) - Salvataggio inconsueto alla periferia di Vivaro, a fianco di alcuni capannoni industriali. Protagonisti sedici serpenti ibernanti, «protetti da varie leggi e convenzioni internazionali», come spiega lo zoologo del Museo friulano di storia naturale di Udine, Luca Lapini, che nei giorni scorsi sono stati recuperati e accompagnati passo passo nel loro “trasloco” verso una dimora meno pericolosa, visto che lì dove si trovavano avrebbero rischiato di essere uccisi durante gli imminenti lavori di ristrutturazione in programma.

A lanciare l’Sos era stato il Consorzio di bonifica Cellina-Meduna, dopo il ritrovamento di una cella letargale di serpenti protetti che avevano trovato rifugio in un pozzetto di servizio ad alcuni impianti idraulici. Fra gli esemplari, come poi accertato dagli esperti, c’erano diversi biacchi neri (Hierophis carbonarius, il loro nome scientifico) e almeno una biscia d’acqua dal collare (Natrix natrix), tutti iper-tutelati da leggi regionali, italiane e convenzioni internazionali.

Per la cattura e la manipolazione degli animali è stato contattato Lapini, erpetologo dotato di permesso ministeriale di cattura in deroga di specie protette dalla direttiva Habitat 92/43 Cee, che da anni segue i monitoraggi delle specie protette per conto della nostra Regione. Ma sul campo è intervenuto anche Mauro Caldana, conoscitore dei magredi, che ha subito suggerito di spostare gli esemplari in alcune cavità più sicure, nella zona dei magredi di Cordenons. E il salvataggio, che ha coinvolto alla fine sei maschi e nove femmine di biacco nero e una femmina adulta di biscia d’acqua dal collare, è andato in scena l’8 gennaio scorso. Nel team lo stesso Lapini, assieme a Caldana (Associazione Naturalisti Cordenons) e ai forestali Leandro Dreon, Alexandra Mareschi, Nicola Cesco, Germano Commessatti (Cfr). Raccolti e insacchettati con tutte le precauzioni da Leandro Dreon, gli animali, che erano attorcigliati attorno ai tubi in pressione, per sfruttare il calore e assorbire l’umidità di condensa, sono stati spostati e liberati nella loro nuova “casa”, un pozzetto di utilizzo militare profondo circa un metro e venti, collegato a tubature prefabbricate in cemento, dove potranno svernare in tranquillità. E con tutti i comfort. Per dire, visto che il sito di rilascio è più arido di quello da cui provenivano, «Caldana ci ha sistemato una bacinella con acqua e una spugna sintetica imbibita di liquido. Le precipitazioni provvederanno a reidratare la struttura fino alla fine dell’inverno».

«Il fatto ha una notevole valenza didattica e dimostra il costante impegno del Corpo forestale regionale e del Museo friulano di Storia naturale di Udine per la tutela della biodiversità, a continuo servizio del pubblico», conclude Lapini. Ultimo aggiornamento: 16 Gennaio, 15:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA