Scuole superiori, in provincia per ora non cambia nulla: presidi contrari al cambio di orario

Martedì 20 Ottobre 2020 di Sara Carnelos
Genitori in attesa fuori dalla scuola

PORDENONE - Il Dpcm di Conte ha provocato un terremoto nelle scuole, tutti in fibrillazione per capire cosa accadrà, dagli studenti, alle famiglie, agli insegnanti, fino ai vertici messi a dura prova da comunicazioni arrivate dopo le 21 di domenica. “Dobbiamo entrare alle 9, lo ha detto Conte”, questo dicevano ieri gli studenti. Telefoni bollenti degli istituti per sapere come verranno organizzati gli orari scolastici. Domani si saprà qualcosa di più preciso da parte del ministero. Di certo, in regione e in provincia nessuno è rimasto a guardare. “L’Ufficio scolastico regionale si coordina con gli assessori regionali ai trasporti e all’istruzione – ha dichiarato Daniela Beltrame, direttore dell’Usr Fvg – solo nel corso dei confronti tra assessori regionali e l’Usr si valuterà come applicare il nuovo Dpcm del 18 ottobre alle scuole del Friuli Venezia Giulia. Gli incontri sono in fase di calendarizzazione”.
NON CAMBIA NULLA
Quindi, al momento, tutto rimane invariato e questo lo hanno ben capito i dirigenti che non stanno prendendo alcuna decisione, dato che dovranno eseguire le direttive dei decisori territoriali. “Come facciamo a seguire le lezioni e a fare anche i compiti nel pomeriggio? O una cosa o l’altra”, hanno commentato di primo acchito gli studenti. Ad intervenire ufficialmente la presidente dell’Associazione nazionale presidi, Teresa Tassan Viol che ha già preso carta e penna per informare che le province di ridotte dimensioni non possono essere trattate alla stregua delle città metropolitane. “Entrare alle 9 – ha detto – non solo non risolve i problemi, ma li complica, i ragazzi attenderebbero al bar l’apertura delle scuole, perché tutto è legato agli orari dei trasporti extraurbani, pensati per l’apertura delle scuole alle 8. Noi chiediamo il rispetto dell’autonomia e della responsabilità delle scuole per individuare il proprio modello organizzativo, i licei, gli istituti tecnici e professionali hanno esigenze diverse”.
L’INGRESSO
“Non applicheremo l’entrata dopo le 9 – puntualizza la dirigente del liceo Grigoletti, Ornella Varin – a meno che non vi sia reale necessità che al momento non si ravvisa. Scongiuriamo pure i doppi turni. La didattica a distanza viene prevista per coloro che vanno in quarantena, mentre quella integrata per il recupero dei minuti non fatti in presenza. Attendiamo le indicazioni degli enti locali, oramai siamo diventati flessibili”. “Entrare alle 9 peggiorerebbe la situazione – ha ribadito Laura Borin, dirigente del Kennedy – non può essere la scuola al servizio dei trasporti. Le lezioni sono state sempre in presenza, in caso di lockdown è prevista attività sincrona per i 2/3 dell’orario tradizionale. Auspichiamo che ciò non avvenga, le scuole sono sicure, i contagi avvengono fuori dagli istituti”. Nell’istituto da 1600 studenti, infatti, dall’inizio dell’anno c’è stato solo un solo caso positivo. Lo staff covid del Kennedy si incontra ogni martedì, il giorno prima viene fatto un report all’Ufficio di prevenzione.
SICUREZZA
“Le scuole sono sicure – avverte Giovanni Dalla Torre, dirigente dello Zanussi – infatti l’incidenza del virus è minimale, dunque, per il momento procediamo come al solito, se aumentassero i contagi, le autorità regionali o sanitarie comunicherebbero le misure da intraprendere. Non ha senso nelle piccole realtà come Pordenone cambiare gli orari scolastici perché le classi non sono omogenee dal punto di vista geografico e i mezzi sono utilizzati solo dagli allievi e non dai lavoratori”.

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