Scontrino elettronico, i piccoli negozianti in rivolta: "Rischiamo di chiudere"

Sabato 4 Gennaio 2020 di Marco Agrusti
Lo scontrino elettronico obbligatorio mette in crisi i piccoli commercianti
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PORDENONE - Lo scontrino elettronico, obbligatorio dal 1 gennaio per quasi tutte le attività commerciali, di per sé non è un enigma irrisolvibile. Basta un nuovo registratore di cassa (si spendono dai 500 ai 3mila euro), un buon corso di formazione e qualche giorno di pratica per inviare correttamente il resoconto serale dei movimenti. Tutto vero, se si ha la fortuna di possedere un negozio o un bar in città, dove le infrastrutture supportano il cambiamento. Ma le piccole botteghe, costrette già a fare i conti con bilanci sul filo della parità, hanno accusato il colpo.  

La frattura principale tra gli obiettivi della riforma (velocizzare e tracciare le transazioni) e la realtà è rappresentata da un elemento necessario a supportare lo scontrino elettronico: la linea internet. Nelle valli pordenonesi e in montagna, molte volte non è presente o la connessione è scarsa. Lo stesso discorso vale per i piccoli paesi e le botteghe a conduzione familiare. Infine i rifugi in quota, dove non c’è nemmeno la corrente: a causa di un obbligo impossibile da rispettare, ora rischiano la chiusura. Ma l’emergenza si estende anche alle botteghe di paese come ad esempio il piccolo market di Frisanco, gestito dall’instancabile Talita: «Non siamo stati mai aiutati - spiega - e ora con lo scontrino elettronico abbiamo dovuto tirare fuori altri soldi. Da noi la connessione è possibile solo con il Wi-Fi, non c’è l’Adsl. E per agganciarci dobbiamo spendere altro denaro». Davide, gestore del rifugio Casera Mela di Erto, replica così: «In quota internet non c’è. Continueremo a fare i conti a mano, poi spediremo tutti i dati in qualche modo. Sarà difficile». Stesso commento dall’osteria Lorenzini di Vito d’Asio: «Come faremo senza internet?». A Casiacco un ristoratore ha speso 1.400 euro per il nuovo registratore di cassa, per poi scoprire di avere una connessione scarsa e di dover investire ancora. In poche parole, la riforma non ha fatto i conti con le infrastrutture carenti, e i costi sono stati fatti ricadere sui commercianti. 
A PORDENONE
In città le cose vanno meglio. Tra i due corsi la maggior parte degli esercenti si è adeguata già nel corso del 2019. In centro la linea internet ad alta velocità ha favorito il cambiamento, anche se i costi vivi legati all’ammodernamento tecnologico hanno fatto storcere il naso a più di qualche esercente. 
L’ASSOCIAZIONE
E duro, invece, il commento di Alberto Marchiori, numero uno dell’Ascom pordenonese: «Lo scontrino elettronico - ha tuonato - è completamente inutile. Anzi, è una complicazione in più che non ci voleva. Prendiamo ad esempio le piccole botteghe e le attività che resistono in montagna o nei paesi: dovrebbero avere la fiscalità azzerata, invece ancora una volta si è deciso di appesantire i titolari con nuovi costi».  Ultimo aggiornamento: 09:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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