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Specializzandi in Pronto soccorso? No grazie. «Rischiamo di combinare guai, non andremo al "macello"»

Venerdì 20 Maggio 2022 di Marco Agrusti
Un Pronto soccorso
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Specializzandi del primo anno “sbattuti” in Pronto soccorso per far fronte alla carenza di personale che sta diventando ormai l’emergenza delle emergenze? Grazie, ma no. Almeno non a queste condizioni e con questi rischi. E a formulare la risposta, nel dibattito che vede il Veneto come apripista dell’iniziativa e il Friuli alla finestra, sono proprio loro: gli specializzandi che dovrebbero indossare il camice per tappare i buchi del sistema che il sistema stesso non riesce più a tamponare. 


L’OPINIONE


Gabriele Facchin, 29 anni, è il rappresentante degli specializzandi del Friuli Venezia Giulia. Tocca a lui, dopo aver analizzato la materia, parlare anche a nome dei suoi colleghi. «A noi - spiega - pare l’ennesimo provvedimento d’emergenza che non affronta al nocciolo la questione. E che soprattutto non mette mano ai problemi strutturali del settore legato all’emergenza-urgenza. Sarebbe meglio trovarci tutti attorno a un tavolo, invece che proseguire con azioni estemporanee che non risolvono i problemi». Una bocciatura sonora, quindi, rispetto all’idea di impiegare gli specializzandi del primo anno nei reparti di Pronto soccorso che non trovano personale. «Siamo di fronte a una crisi profonda dell’emergenza-urgenza - prosegue Facchin -. E da una fase acuta ora siamo passati a quella endemica. La professione dell’urgentista rischierebbe di essere svilita. È evidente, infatti, che il ruolo del medico all’interno di un reparto di Pronto soccorso necessità di un alto grado di professionalità. Lo specializzando, invece, è a tutti gli effetti un medico in fase di formazione. Sarebbe formativo, per un giovane specializzando, andare in Pronto soccorso e tappare i buchi del sistema sanitario? Crediamo di no. È vero che potrebbe seguire almeno i codici bianchi (cioè i casi meno gravi, che comunque rappresentano una buona parte degli accessi al sistema dell’urgenza, ndr), perché già oggi questo servizio è affidato alle coop esterne. Ma il tutto dovrebbe essere inquadrato in un programma serio di formazione». Non così, quindi. Non ragionando con i canoni e i criteri dell’emergenza costante. 


LE VOCI


A parlare sono anche altri specializzandi sparsi un po’ in tutta la regione. E se quella di Facchin può essere presa come la voce ufficiale della categoria, le testimonianze dei giovani vanno anche oltre le dichiarazioni più “istituzionali”. Federica, giovane laureata in Medicina, ad esempio è cristallina: «Non esiste che uno specializzando del primo anno possa trattare i casi più gravi (come quello rosso, ndr) che capitano in Pronto soccorso. In quel reparto i più giovani non hanno assolutamente l’esperienza necessaria e correremmo troppi rischi. Immaginiamo magari l’impiego in un codice bianco: in quel caso forse ce la potremmo fare, perché si tratta di attività che fondamentalmente molti di noi già svolgono durante i turni di guardia medica. Ma non di più. I codici giallo e rosso invece sono complessi anche per uno specializzando con diversi anni alle spalle proprio nel settore dell’emergenza, figuriamoci per un primo anno. Non trovo giusto che i giovani siano mandati allo sbaraglio. Non la trovo un’idea ragionevole, ed anzi potrebbe finire per creare un danno proprio al protagonista della nostre missione di medici: il paziente». Opinione negativa, poi, anche sull’inserimento dei neolaureati in ambulatorio. «Se si trattasse di sostituzioni di un paio di settimane allora se ne può parlare. Ma per gestire dal nulla un ambulatorio serve l’esperienza».
Dello stesso avviso anche la pordenonese Giorgia. «Nell’emergenza ci sono situazioni ed episodi che un ragazzo del primo anno di specializzazione non sa assolutamente gestire nel modo corretto. Ed è normale che sia così. Dirò di più: sarebbe un azzardo anche spostare in Pronto soccorso chi lavora da anni nella Medicina interna di un ospedale. Sono due cose diverse: l’emergenza è un settore a sé». 

 

Ultimo aggiornamento: 16:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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