Rt alto ma il sistema sanitario tiene: ecco perché il Fvg per ora riesce a schivare l'incubo del lockdown

Martedì 3 Novembre 2020 di Marco Agrusti
Pordenone deserta durante il lockdown di primavera

PORDENONE E UDINE - L’indice Rt (l’indicatore che spiega in cifre la capacità del virus di diffondersi) che ad oggi ha raggiunto quota 1,5, metterebbe il Friuli Venezia Giulia sul bordo del crinale: la regione, secondo il sistema a semafori annunciato ieri dal premier Conte e messo a punto dall’Istituto superiore di sanità, sarebbe a un passo dall’area rossa, quella in cui finirà quasi certamente la Lombardia. Ma l’Rt da solo non basta a decretare il lockdown, ecco perché almeno per adesso il Fvg riuscirà a schivare la serrata totale e guadagnerà tempo per piegare la curva del contagio. La regione, infatti, finirà nel gruppo dei territori “arancioni”, nei quali l’epidemia sta sì accelerando, ma non è ancora fuori controllo. 

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IL MONITORAGGIO
È praticamente certo che in Fvg non si vada a breve verso la chiusura delle attività non essenziali, come invece avverrà nei territori più a rischio. E questo perché al di là dell’indice Rt, altri indicatori mostrano uno stato di salute migliore rispetto a quello di altre aree del Paese. Si inizia dalla pressione sul sistema sanitario, con un focus particolare sulle Terapie intensive. Tra i 21 parametri fissati dall’Iss per la chiusura dei territori, infatti, quello legato agli ospedali è da mettere al primo posto. In Rianimazione oggi ci sono 37 pazienti, su un totale di 175 posti disponibili grazie all’implementazione dei letti decisa già in estate. Nei reparti Covid “normali” trovano posto 179 persone, ma negli ultimi giorni l’aumento giornaliero si è rivelato più contenuto, sintomo che è iniziato il ricambio tra ammissioni e dimissioni. La soglia critica non è stata raggiunta. C’è poi un altro dato che per ora “salva” il Friuli Venezia Giulia dal lockdown regionale. E quello legato all’incidenza del contagio, e in questo caso è utile un paragone con le regioni del nord più colpite dalla forza della seconda ondata. In Friuli Venezia Giulia l’incidenza si attesta a 122,51 contagi su 100mila abitanti. Una quota alta, ma assolutamente non paragonabile a quella della Lombardia, dove l’incidenza schizza a quota 297. Anche in Veneto il valore è più alto, dal momento che sfiora i 200 contagi su 100mila abitanti. Un altro valore tenuto in grande considerazione dagli esperti dell’Istituto superiore di sanità è quello legato alla percentuale di positivi in base ai tamponi effettuati sul territorio. In Lombardia questo indicatore si è impennato e ora raggiunge addirittura il 20 per cento. Anche in Friuli Venezia Giulia si è alzato, arrivando negli scorsi giorni a toccare quote superiori al 10 per cento. Ma le ultime rilevazioni hanno mostrato un calo, sino all’8,5 per cento di ieri. 


I PUNTI DEBOLI
Anche in Fvg, però, la situazione è seria. «Attendiamo gli effetti delle misure di contenimento già in atto», ha spiegato il vicepresidente Riccardo Riccardi. Solo mantenendo quantomeno costante il contagio, infatti, si potrà evitare di far salire il valore dell’indice Rt oltre la soglia. Abbassando la curva, invece, scenderà anche l’incidenza dei ricoveri di pazienti in gravi condizioni. Un punto nero è invece rappresentato dai casi nelle Rsa, che sono in forte aumento anche in Friuli Venezia Giulia. E non è un dettaglio marginale, dal momento che il governo ha inserito anche questo parametro tra quelli in grado di far scattare l’allerta rossa e quindi la necessità di una chiusura mirata. Al momento, quindi, il Fvg si salva dal lockdown. Ma i prossimi dieci giorni saranno quelli decisivi per non scivolare dall’orlo del crinale. 

 

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