Caffè, il bar si scusa con i clienti: «Purtroppo ci tocca aumentare». Tazzina anche a 1,40 euro, brioches 20 centesimi in più

Domenica 4 Dicembre 2022 di Marco Agrusti
Caffè al bar
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PORDENONE  - Prendendo in prestito un termine inflazionato durante la pandemia, si può parlare di seconda ondata. Perché un primo “giro” c’era già stato all’inizio dell’anno. Allora, però, il problema era “solo” uno: il prezzo delle materie prime. Nessuno pensava che sarebbe arrivata anche la più grave crisi energetica dagli anni 70 in poi. Bollette più materie prime care, e l’equazione è servita: in centro a Pordenone il caffè è già più “salato”. Aumenti necessari a garantire la sopravvivenza, dicono i gestori dei bar. Ma non è solo la tazzina ad essere più costosa: cresce anche il prezzo delle brioches, dello yogurt, dei pasticcini e dei tramezzini. 

I MESSAGGI

Ci sono baristi che scelgono di “parlare” con i clienti e altri che invece hanno ritoccato i listini in silenzio, senza far rumore. Appartiene alla prima categoria il Dersut di piazza XX Settembre, che ha preferito la comunicazione diretta: «Cari clienti - questo il messaggio contenuto in un cartello affisso alla cassa del locale -, a causa del continuo aumento delle materie prime e dell’energia elettrica siamo purtroppo costretti ad aumentare alcuni prezzi. Ci scusiamo e via aspettiamo». Nel dettaglio, si tratta di venti centesimi di euro sulle brioches e lo yogurt, ma sono solo alcuni esempi. Non è stato invece toccato il caffè. È però quasi un’eccezione, perché altrove gli aumenti sono scattati. La tazzina con il classico espresso in molti locali del centro di Pordenone è passata da un euro e 30 a un euro e 40 centesimi. E chi partiva da un euro e 20 centesimi è passato a un euro e 30 centesimi. Si parla esclusivamente del caffè al banco, perché da seduti spesso le cose cambiano e si vedrà perché. Prezzi aumentati anche al Gordo, locale meta degli aperitivi. Ma la tendenza è la stessa per quasi tutti i bar. Si salva - per ora - solamente chi può ancora godere di un contratto dell’energia a prezzo fisso. Ma già dal primo mese del prossimo anno le cose cambieranno. In peggio. «Siamo stati almeno sei mesi di fronte a un dubbio. Eravamo combattuti - spiega Fabio Cadamuro, titolare dello 0434 e presidente locale della Fipe - tra il mantenimento della qualità con un rincaro dei prezzi e la scelta di prodotti peggiori. Adeguare i prezzi dispiace, ma molti di noi non hanno scelta». 

I PROBLEMI

«Da noi la bolletta di agosto è costata più di 4mila euro», riferiscono dal Caffè Nuovo in corso Vittorio Emanuele II. Ed era ancora estate, bastava una porta aperta con il giro d’aria e non c’era la necessità di riscaldare gli ambienti. Passando invece alle materie prime, solo il latte è aumentato del 30 per cento in pochi mesi. Un prezzo in aumento solo per i gestori dei bar, mentre i produttori del latte stesso non ne hanno beneficiato. Ogni prodotto che comprenda derivati del latte, quindi, ha subito rincari nei confronti del cliente finale. E poi c’è il tema dei plateatici esterni riscaldati, che molti gestori di bar e locali in genere hanno realizzato approfittando dei bonus comunali varati prima e durante la pandemia. Ora sono diventati zavorre, visto il dispendio energetico necessario a renderli ambienti frequentabili anche d’inverno. «Per questo - spiega senza giri di parole Sabrina Gardonio della Pecora Nera - sto pensando a un sovrapprezzo da far pagare a chi consuma nel mio plateatico riscaldato». 

Ultimo aggiornamento: 19:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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