Sciopero dei tifosi, De Bortoli sfida gli ultras del Pordenone: «Al Teghil di Lignano ci sarò»

Lunedì 14 Giugno 2021 di Dario Perosa
L'assessore Walter De Bortoli

PORDENONE «Il Pordenone a Lignano è una scelta imprenditoriale del presidente Mauro Lovisa che, per altro, capisco benissimo», Walter De Bortoli non si sente sul banco degli imputati dove lo hanno posto, insieme ai suoi colleghi politici, i club organizzati del tifo neroverde.

VICENDA CONTROVERSA
L’assessore comunale con deleghe ai lavori pubblici (con esclusione della viabilità), servizi tecnici, manutenzione impianti, patrimonio, demanio e sport riconosce il fatto che l’esodo dei ramarri è dovuto al fatto che Pordenone non è dotata di un impianto adeguato a ospitare le partite di calcio di serie B e che questo è sicuramente un handicap per una società in forte crescita come quella di Mauro Lovisa e soci. «Non potevamo adeguare il Bottecchia, nato per il ciclismo e vincolato dalle Belle Arti - mette i puntini sulle “i” De Bortoli -. Né possiamo permetterci in questo momento - aggiunge -  di costruire un impianto nuovo con i soldi dei cittadini. Ci sono altre e ben più impellenti esigenze. Proprio per queste ragioni, riconoscendo l’esigenza di trovare una casa per i ramarri in forte crescita, ci eravamo adoperat, tutti noi politici pordenonesi, per fare in modo che la squadra giocasse a Fontanafredda che dista dal capoluogo meno di dieci chilometri. Già nel 2017 la Regione aveva stanziato 2 milioni e 14mila euro per adeguare il Tognon alla serie C. Nel febbraio del 2018, a lavori già iniziati, ci fu però il primo “niet” di Mauro Lovisa al trasferimento. Nel 2019 il Pordenone ottenne la promozione in serie B e fu costretto a emigrare prima a Udine, ospite dei Pozzo al la Dacia Arena  e poi della Triestina al Rocco. Nel giugno dell’anno scorso - puntualizza nella cronistoria De Bortoli -, grazie all’intervento dei consiglieri regionali pordenonesi, Simone Polesello in primis, la regione stanziò ulteriori 600mila per l’adeguamento del Tognon alla serie B. Lovisa però confermò la sua posizione di rifiuto verso la soluzione Fontanafredda preferendo l’utilizzo del Teghil di Lignano. Una decisione dal punto di vista imprenditoriale più che comprensibile. Bisogna riconoscere che il Pordenone si trova dove mai si era trovato prima nella sua centenaria storia grazie ai soldi spesi dalla famiglia Lovisa, in gran parte, e dagli altri soci. Un investimento - dice ancora De Bortoli - sostanzioso di fronte al quale il mondo imprenditoriale pordenonese si è però dimostrato piuttosto freddino. È logico quindi che la società neroverde e il presidente Lovisa abbiamo percorso soluzioni alternative».
PRESENZA GARANTITA
La scelta di Lignano però non sembra proprio essere stata gradita dai tifosi neroverdi, così come quella di una terza maglia con i colori giallo azzurri degli stemmi del Friuli e Lignano (denominazione aggiunta sulle casacche ufficiali). C’è già chi teme che “tale griffe sociale”  della squadra possa essere cambiata da Pordenone a Friuli.  "Mi auguro sinceramente che ciò non accada - . Certo le ultime prese di posizione di alcuni gruppi di tifosi non aiutano. Chi è vero tifoso del Pordenone troverà certamente il modo di seguire la squadra anche a Lignano. Io - si accalora De Bortoli – lo farò. Mi auguro però che il Teghil di Lignano sia una soluzione temporanea. Il Comune di Pordenone continuerà a garantire al Pordenone l’uso di una struttura di eccellenza come il De Marchi, invidiato anche dalle squadre di serie A e resterà pronto – conclude De Bortoli - ad affiancare i vertici del Pordenone nella ricerca di finanziamenti per il nuovo stadio da realizzare a Pordenone quando Lovisa stesso presenterà la sua proposta».

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