Azienda sanitaria virtuosa, l'utile di 9 milioni torna all'ospedale

Giovedì 14 Ottobre 2021 di Lara Zani
L'ospedale pordenonese "Santa Maria degli Angeli"
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PORDENONE - Resteranno all’Asfo i circa nove milioni di utile accantonati dall’Azienda sanitaria del Friuli occidentale nel suo ultimo bilancio. Dopo mesi di polemiche, il vicepresidente e assessore regionale Riccardo Riccardi si appresta a portare in Giunta la delibera con la quale si stabilisce appunto che le risorse verranno mantenute all’Azienda diretta da Joseph Polimeni. Ad annunciarlo, il sindaco Alessandro Ciriani, dopo una videoconferenza avuta ieri con l’assessore regionale.
L’ANNUNCIO
«La legge – spiega il primo cittadino – prevede che gli utili finiscano nel bilancio indistinto della Regione, ma grazie all’impegno di Riccardi – che ringrazio sentitamente e con il quale ho tenuto costanti rapporti in queste settimane – i fondi verranno dati al nostro ospedale: risorse fondamentali per affrontare molte criticità. Avevamo garantito che quei soldi sarebbero tornati a Pordenone e così sarà». Il bilancio in questione è il consuntivo 2020, adottato nello scorso mese di giugno con un utile d’esercizio di nove milioni 721,56 euro. Somma, questa, che nella Relazione sulla gestione si riteneva di “rendere disponibile per l’eventuale ripiano delle perdite del Servizio sanitario regionale”. Non si trattava della prima volta che accadeva, ma in questo caso la cifra era particolarmente rilevante, tanto più che l’anno a cui si riferisce il bilancio è l’anno caratterizzato dall’emergenza Covid. La Relazione attribuiva il risultato, fra l’altro, ai risparmi connessi alla chiusura e alla sospensione di alcune attività e al freno che la pandemia ha imposto anche alla “fuga” dei pazienti verso strutture sanitarie extraprovinciali. Meno acquisti di beni per la diminuita attività ospedaliera e chirurgica, per esempio, anche se sul fronte dei costi i beni non sanitari come i dispositivi di protezione avevano determinato uno sforamento del 66 per cento.
IL DIRETTORE
Da parte sua, il direttore generale aveva da un lato fatto riferimento alla norma di legge che impone che l’utile rientri nella disponibilità della Regione. Ma aveva anche chiesto che la somma fosse riassegnata all’Asfo in occasione del primo assestamento. Richiesta, questa, ribadita dal primo cittadino. I conti dell’Asfo avevano suscitato numerose reazioni dalla politica e dai sindacati, preoccupati fra le altre cose che – come del resto ipotizzato nel documento – i risparmi dell’Asfo pordenonese ritornassero a Trieste e andassero poi a ripianare i bilanci in rosso di altre realtà regionali. Ma a suscitare dure reazioni è stato anche il fatto che il risultato economico decisamente positivo di inserisse in una situazione di sofferenza che riguarda diversi servizi dell’Azienda sanitaria. Fra i primi attacchi, quello della Cgil, che aveva rilevato come l’Asfo “non solo chiude con un utile di quasi 10 milioni di euro nell’anno della più grave emergenza sanitaria del secolo, ma decide pure di destinare queste risorse al ripiano del bilancio regionale. Ci spieghiamo così le mancate conferme dei lavoratori a termine in piena emergenza sanitaria, l’aumento delle liste di attesa dei cittadini su molti dei servizi della sanità territoriale, i turni e gli straordinari del personale per fronteggiare la crisi, le ferie saltate, la mancanza cronica di oltre 190 persone in organico, fra medici e infermieri, che da tempo i sindacati della sanità denunciano”. Il tema aveva poi infiammato anche lo scontro politico, a Pordenone e a Trieste, con le forze di opposizione a sottolineare come le risorse avrebbero dovuto essere impiegate per far fronte all’emergenza Covid e per dare risposte alle criticità di cui soffre la sanità pordenonese.

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