«Frustare le adultere». Il centro islamico blocca il convegno

Martedì 12 Novembre 2019 di Valentina Silvestrini
Fermato il convegno con i 4 imam integralisti
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PORDENONE - Salta il convegno con i quattro imam attesi a Pordenone sabato 16 novembre, due dei quali dalle posizioni radicali: il danese Abu Bilal Ismail sostiene che le donne che commettono adulterio debbano essere frustate e giustiziate secondo. Per Abdel Moez al-Eila le donne non dovrebbero trovare lavoro e non dovrebbero rifiutarsi al marito secondo. Loro sono due dei quattro Sheikh (parola che indica “sapiente”) che sarebbero dovuti arrivare al Centro islamico della Comina sabato assieme a Sheikh Muammar e a Sheikh Al Hadidi. «Non appena abbiamo saputo che queste sono le loro posizioni, ci siamo riuniti come direttivo e abbiamo deciso di far saltare l’incontro, per rendere esplicito che prendiamo le distanze da quelle posizioni, con cui non siamo d’accordo» commenta Abdellah Ben Driss, vicepresidente del Centro islamico di Pordenone.  I quattro Sheikh avrebbero dovuto partecipare a un convegno sul tema della nascita del Profeta Mohammed (Maometto), appuntamento proposto dal centro islamico di San Donà. «Quando abbiamo letto le loro dichiarazioni abbiamo deciso di sospendere tutto, proprio come segno che non siamo d’accordo» ribadisce il vice presidente del Centro islamico. Sarebbe stato quindi un errore di sottovalutazione, che purtroppo ha precedenti nel 2013 quando per Pordenone passò un altro Bilal, ovvero Bilal Bosnic, predicatore wahabita poi arrestato poi con l’accusa di essere reclutatore per la Jihad.
L’IMAM
L’annullamento del convegno è di fatto una presa di distanza sui contenuti religiosi da parte dell’associazione islamica e anche da parte dell’Imam di Pordenone, Mohammed Hosni (estraneo all’organizzazione dell’incontro): «La scelta dei quattro relatori era stata delegata agli organizzatori, che purtroppo non mi hanno informato per tempo su chi fosse poi caduta la decisione. Appena l’abbiamo saputo, si è riunito immediatamente il direttivo del Centro Islamico e di comune accordo abbiamo chiesto di annullare l’iniziativa». «Fratellanza, pace e dialogo interreligioso sono i nostri valori. Mi dispiacerebbe moltissimo se questo malinteso mettesse in discussione il lavoro silenzioso che stiamo facendo da anni - prosegue l’imam - Vivo a Pordenone dal 2017 e qui ho trovato una comunità meravigliosa, fatta di associazioni laiche e religiose, con cui lavoriamo da anni per creare occasioni di incontro e di scambio reciproco. Abbiamo avuto ospiti del nostro Centro il vescovo Giuseppe Pellegrini, il presidente del consiglio comunale Andrea Cabibbo e tanti altri amici pordenonesi».
LA POLITICA
A interpellare l’imam è stato ieri il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Alessandro Basso che lo ha invitato a «essere chiaro e preciso» nel dare conto delle sue posizioni. Basso ha allertato anche la Commissione pari opportunità della Regione e il Consiglio regionale attraverso un’interrogazione urgente. «Nessuno sconto per chi non intende adattarsi alla nostra cultura e alle nostre regole. Non permetteremo fenomeni di odio e intolleranza da nessuna parte; promuoviamo percorsi e politiche a favore del dialogo e dell’apertura ma a patto che siano rispettate le nostre tradizioni» spiega Basso. Un’interrogazione al Senato sarà presentata anche dal senatore Luca Ciriani intorno a una situazione «che contravviene ai diritti base di eguaglianza, opportunità e contro la violenza sulle donne».
DIRITTI UMANI
A manifestare la contrarietà ad ospitare gli imam è anche Taher Djafarizad, pordenonese iraniano di origine, «non posso credere che questo avvenga nella mia città, Pordenone, che si è fatta promotrice della battaglia contro la lapidazione portando alla liberazione di Sakineh».
Valentina Silvestrini
Ultimo aggiornamento: 08:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA