Rugby, orecchio staccato a morsi, il pilone infortunato: «Farò denuncia»

Martedì 18 Dicembre 2018 di Piergiorgio Grizzo
Una mischia come quella in cui è stato morsicato il lobo del'orecchio
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PORDENONE - Avrà una coda in tribunale il morso che domenica ha staccato il lobo a un giocatore di rugby del Polcenigo. Uno sport, il rugby, da sempre considerato unanimemente quello in cui vige il maggior fairplay, rischia un danno d’immagine dopo il “caso” accaduto domenica pomeriggio sul campo del Pedemontana Livenza Polcenigo, durante la partita (un recupero del campionato di C2, girone 3) tra la squadra di casa e l’Oderzo. La Federazione ha espresso solidarietà a Marco Chesani, il 34enne pilone della squadra polcenighese, rimasto vittima di un infortunio che dovrebbe rientrare tra le pagine della cronaca nera: durante una mischia chiusa gli è stato tranciato, pare con un morso, il lobo di un orecchio.  «La lealtà è un valore da cui il nostro sport non può in alcun modo prescindere – dichiara Gavazzi in una nota ufficiale fatta rimbalzare su twitter –. Sono certo che la giustizia sportiva opererà al meglio per fare chiarezza su quanto avvenuto nel match di serie C tra Polcenigo e Oderzo».

LA DENUNCIA
Nel frattempo Chesani ha dichiarato che sporgerà denuncia, sia alle autorità sportive che a quelle della giustizia ordinaria. «Non l’ho ancora fatto – spiega – perché non volevo limitarmi a una segnalazione contro ignoti. Intendo prima analizzare il video della partita, anche con la consulenza di un avvocato, e con la lista di gara in mano formulare una denuncia circostanziata». Il pordenonese, pilone del Polcenigo, è stato sottoposto a un intervento di microchirurgia attraverso il quale, con 20 punti di sutura, gli è stato riattaccato il lobo, ritrovato sul terreno di gioco e raccolto in un contenitore sterile dal medico di campo, Giovanni Della Valentina. «Dovrò sottopormi a un ciclo di antibiotici per scongiurare eventuali infezioni. I medici mi hanno detto che ho il 50% di possibilità che la parte amputata soffra di rigetto. Nel qual caso dovrò essere sottoposto a un’operazione di chirurgia plastica. Sono mortificato da quanto è successo – conclude –: gioco a rugby da vent’anni e non mi era mai capitato, né avevo mai visto niente di simile. Il nostro è uno sport cavalleresco. L’infermiera che mi ha medicato mi ha detto: “Meno male che ho ritirato mio figlio dal rugby”. Le ho risposto che chi ha commesso questo gesto non appartiene al nostro mondo, probabilmente ci è capitato per caso. Auspico che il colpevole venga individuato e radiato a vita».
AL LAVORO
Ieri Chesani, che lavora come libero professionista (è assistente di un medico del lavoro), imbottito di antidolorifici, era comunque regolarmente al lavoro. Dal canto loro, i giocatori e i dirigenti dell’Oderzo, oltre all’arbitro dichiarano di non aver visto alcunché. «Sono arrivato al campo a venti minuti dalla fine del match – ha raccontato il presidente opitergino, Andrea Barattin –, quando la mischia incriminata si era appena svolta. Ho visto dalla tribuna il conciliabolo tra l’arbitro e i giocatori, ma sulle prime non avevo capito cosa era accaduto. I miei si dichiarano estranei ai fatti, compreso il nostro pilone sinistro, che viene additato come il principale indiziato. Dico solo che prima di lanciare accuse bisogna essere assolutamente certi di come si siano svolti i fatti». Accertamenti per i quali a breve si metteranno al lavoro gli organi federali e poi, a quanto pare, anche la Polizia giudiziaria.
Piergiorgio Grizzo
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