La grande fuga dai piccoli comuni, 20 paesi rischiano di sparire entro 50 anni in Friuli: ecco quali sono

Mercoledì 23 Novembre 2022 di Marco Agrusti
Tramonti di Sopra
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Il record negativo, tra i comuni più piccoli della regione, spetta a Claut. In 21 anni ha detto addio a 305 residenti. Nel 2001 in paese c’erano ancora 1.184 persone. Oggi gli abitanti sono solo 879. La tendenza non dà cenni di inversione. In mezzo secolo Claut sarà destinato a diventare un puntino invisibile sulla mappa del Friuli. Poco dopo, statisticamente, arriverà lo spopolamento definitivo. In provincia di Udine, Savogna (ai piedi del Matajur) nello stesso periodo ha perso 294 abitanti, passando da 662 a 348 residenti. In proporzione, il rischio è ancora più elevato: ci vorranno meno anni (circa venti) per fare del piccolo borgo un paese fantasma. Sono due casi isolati? No. Ci sono almeno venti paesi che in Friuli Venezia Giulia potrebbero non sopravvivere entro la fine del secolo in corso. Da Barcis a Cimolais, da Rigolato a Dogna: un’intera fascia della regione vede sempre più vicino lo spettro del fallimento demografico. E se Dogna dovesse perdere in 20 anni gli stessi residenti che sono mancati dal 2001 al 2022, sarebbe addio anche al comune più piccolo del Friuli. 

IL CROLLO

La Fondazione Think-Tank Nordest ha lanciato l’allarme ufficiale: i piccoli comuni rischiano di sparire. E i dati Istat che si registrano in Friuli sono agghiaccianti. Devono servire come base di partenza se si vuole ancora salvare il salvabile, ammesso che si sia ancora in tempo. La provincia di Pordenone, ad esempio, rischia di perdere praticamente tutta la montagna. Dieci paesi: Claut, Cimolais, Barcis, Andreis, Castelnovo, Frisanco, Erto e Casso, Tramonti di Sopra, Tramonti di Sotto, Clauzetto. Tutti hanno perso da 50 (proprio Clauzetto) a 305 abitanti in 21 anni. In provincia di Udine le cifre sono ancora più impressionanti. Savogna, Rigolato, Comeglians sono oltre i 200 abitanti persi. Grimacco e Stregna oltre i 150 in 21 anni. 

IL GRIDO DI DOLORE

Sono passate amministrazioni regionali di tutti i colori politici. Bandi, finanziamenti, soprattutto parole. Nessuno è riuscito a salvare la montagna friulana, che dove non c’è turismo di massa (lo sci, e poco altro) è sull’orlo del baratro. «Vent’anni di prese in giro - è il duro attacco di Gionata Sturam, sindaco di Claut -. Tanti incontri sulla montagna ma alla fine i soldi arrivano fino a Spilimbergo». Che montagna non è. «Non vogliamo l’elemosina, ma le stesse opportunità di chi vive in altre zone - prosegue Sturam -. Un esempio? A Pordenone accendi il riscaldamento per 3-4 mesi l’anno e lo paghi meno. Da noi devi accenderlo per 8 mesi e spendi 7-8 mila euro. Ora vogliono metterci i contatori dell’acqua e farcela pagare di più: noi l’acqua la diamo a tutta la pianura, non devono farcela pagare. Per qualsiasi necessità dobbiamo andare fino a Maniago (quaranta minuti, quando va bene), la guardia medica quando c’è esiste solo dalle 20 alle 24. Abbiamo fatto una battaglia per un bancomat in paese. Ci sentiamo abbandonati e presi in giro». L’ultima battaglia? Quella per il gasolio scontato come avviene per i comuni vicini al confine con la Slovenia. Per ora un’altra partita persa. O forse nemmeno iniziata davvero. «Sono stato assessore nel 2001 - conclude Sturam con amarezza -: eravamo più di 1.200 in paese. Adesso siamo meno di 900. Diventeremo come Piancavallo, cioè vivi solo nella stagione turistica». Ma senza piste da sci. 

Ultimo aggiornamento: 16:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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