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Mega-recinzioni, zone rosse, abbattimenti di massa: ecco il piano friulano contro la peste suina

Venerdì 20 Maggio 2022 di Marco Agrusti
Un cinghiale

Da un’azione d’emergenza per gli abbattimenti, confini stretti per le zone infette, chilometri e chilometri di recinzioni (fisiche) per contenere i contagi, fino alle zone rosse. In Friuli Venezia Giulia è pronto il piano per affrontare l’eventuale arrivo della peste suina, il grande incubo degli allevatori di tutta Italia. E la nostra regione risulta essere la prima ad aver inviato il documento ufficiale all’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Il lavoro è duplice, perché interessa sia l’assessorato alle Risorse agroalimentari che il complesso sistema della salute, con a capo i dipartimenti di prevenzione. E la minaccia è seria. «Pensavamo che il pericolo potesse arrivare dai Paesi dell’Est Europa - ha spiegato l’assessore Stefano Zannier - invece ora si tratta di un problema ormai italiano, visti i casi riscontrati negli ultimi giorni anche a Roma». 


I DETTAGLI


Il documento - pagine e pagine di relazioni e prospetti di prevenzione - è già stato inviato e l’Ispra lo ha analizzato proponendo alcune modifiche ora in fase di valutazione delle autorità del Friuli Venezia Giulia. Ma il piano è sostanzialmente pronto, perché nel caso in cui il virus arrivi anche nella nostra regione bisognerà farsi trovare pronti. Il primo passo contenuto nel documento è quello che riguarda gli abbattimenti. Il patogeno, molto contagioso, si muove infatti con rapidità e può essere “trasportato” non solo dai suini stessi. È contenuto anche nei mangimi, ad esempio, se non correttamente trattati e movimentati. «Per questo - illustra sempre l’assessore Zannier - il piano di emergenza prevederà un allargamento delle nostre possibilità di abbattere rapidamente i capi, derogando ad alcune norme che ora limitano questa opzione». Ma com’è stato dimostrato già in Piemonte e ora anche a Roma, non basta abbattere i capi di un allevamento per dirsi al sicuro. E qui interviene il punto due del piano d’emergenza del Friuli Venezia Giulia. «In caso di focolaio accertato - spiega l’assessore Zannier - si attiverà un complesso e vasto sistema di recinzioni. Si tratte di reti fisiche, elettrosaldate, che potranno “correre” per chilometri e chilometri. Un esempio: il virus arriva da Est. Allora si potrà recintare fisicamente un’area compresa tra Tarvisio e Trieste». Un’opera dispendiosa, che interesserà terreni e strade. «Un asse continuo senza interruzioni - prosegue Zannier - per evitare il passaggio della fauna. Una protezione che arriverà fino alle sedi stradali senza interromperle». Sono le famose “zone rosse” che adesso il Comune di Roma sta introducendo con ordinanza per provare a bloccare i focolai epidemici di peste suina. «In Belgio - ha fatto notare l’assessore regionale che sta seguendo la compilazione del documento di emergenza - hanno già recintato oltre cento paesi». 


TUTELA


Un altro passo importante riguarderà il trattamento degli animali abbattuti o morti per cause naturali. «Ci sarà un protocollo stringente per la gestione delle spoglie», conferma Zannier. «Siamo di fronte a un virus che fortunatamente non ha alcun impatto sulla salute dell’essere umano, ma che per il settore degli allevamenti e di riflesso per i nostri prodotti tipici a base di maiale può essere letteralmente devastante. Il patogeno non sembra risentire nemmeno del caldo e può essere trasportato con grande facilità». 

 

Ultimo aggiornamento: 17:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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