Operati allo stomaco in coda: ambulatorio aperto un solo giorno a settimana

Martedì 9 Novembre 2021 di Lara Zani
Ambulatorio aperto un giorno solo a settimana

La pandemia ha imposto, come ovunque, un taglio degli orari di operatività dell’ambulatorio, ma tuttora la situazione non è ancora ritornata alla normalità. E così i pazienti del Centro stomizzati di Pordenone hanno a disposizione solamente sei ore a settimana, concentrate in un unico giorno, per poter avere quel supporto che è indispensabile soprattutto per coloro che devono affrontare il percorso post operatorio. Per questo la Federazione delle associazioni incontinenti e stomizzati (Fais) ha inviato nei giorni scorsi una lettera ai vertici dell’Asfo e della Regione, per lamentare – come già fatto in passato – «la grave situazione che permane nell’ospedale di Pordenone e in particolare nel centro stomizzati».
 

LA LETTERA
«Ancora oggi – spiegano – l’ambulatorio risulta essere operativo un solo giorno a settimana per sei ore; una situazione insostenibile che non risponde minimamente al bacino di utenza sul territorio. Per fare un parallelo, le ore di apertura settimanali dell’ambulatorio di Pordenone sono pari a quelle di Tolmezzo, con la differenza che il bacino di utenza di quest’ultimo è notevolmente più piccolo». «È un problema che si trascina da alcuni anni – chiarisce Graziano Nadali, vicepresidente di Aris Fvg -, ma nel 2018 eravamo riusciti a ottenere un orario più congruo, con circa 24 ore di attività settimanali. Poi è subentrata la pandemia e anche questo servizio è stato ridotto per consentire di far fronte ad altre esigenze. Ma oggi, con la situazione in gran parte normalizzata, chiediamo che gli orari dell’ambulatorio vengano nuovamente ampliati. A Udine, per esempio, l’ambulatorio è operativo per due ore al giorno, dal lunedì al venerdì. Due ore al giorno, o tre ore a giorni alterni consentirebbero di garantire una presenza più continua, senza costringere i pazienti in difficoltà a rivolgersi al pronto soccorso o all’assistenza infermieristica domiciliare, dove inevitabilmente il personale non ha una preparazione specifica per questo tipo di problematiche».

 

LE CRITICITÀ
Le difficoltà riguardano in particolare i neostomizzati in quanto, si spiega nella lettera, «i primi sei mesi dall’intervento sono da considerarsi un vero e proprio periodo di training, durante il quale la persona è esposta a diverse criticità come variazione della stomia, presenza di punti di sutura e gestione di questi, reazioni cutanee allergiche o infiammatorie, eventuali ulcerazioni o ernie, scelta del presidio più idoneo. Come è possibile pensare che un ambulatorio operante solo sei ore a settimana possa far fronte a tutto questo? Va aggiunto inoltre che anche i tempi di prenotazione di una prima visita sono in media di quattro/cinque mesi, con una finestra per le prenotazioni telefoniche di soli trenta minuti alla settimana».

 

CARENZA DI PERSONALE
La situazione è giustificata dalla mancanza di personale che affligge l’intera Azienda sanitaria, ma la convinzione dell’associazione è che il problema possa essere risolto con una migliore pianificazione: «Da parte nostra, abbiamo responsabilmente riconosciuto l’emergenza, ma riteniamo che l’attuale situazione consenta di affrontare il problema in maniera netta, anche facendo ricorso a una riorganizzazione interna del personale. In più ci riferiscono che nel nuovo ospedale in costruzione non sarebbe neanche prevista la presenza di un ambulatorio specialistico destinato alla nostra condizione». La Fais lamenta infine le mancate risposte da parte delle istituzioni: «Con profondo rammarico dobbiamo constatare che tutte le comunicazioni inviate a chi di competenza sono state ignorate. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, proponiamo pertanto in un incontro operativo al fine di giungere a una soluzione condivisa per superare l’attuale, insostenibile, situazione».

 

Ultimo aggiornamento: 08:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA