Omicidio a Roveredo, le parole dell'assassino: «Cosa ho combinato?»

Venerdì 27 Novembre 2020
Omicidio a Roveredo, il Gip si riserva la convalida dell'arresto per ​Giuseppe Forciniti
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ROVEREDO IN PIANO (PORDENONE) - Il Gip del Tribunale di Pordenone si è riservato la decisione relativamente alla convalida dell'arresto di Giuseppe Forciniti, che nella notte tra mercoledì e ieri ha ucciso, nella loro abitazione di Roveredo in Piano (Pordenone), la compagna Aurelia Laurenti.

Omicidio di Roveredo

Nel corso dell'udienza, il difensore Ernesto De Toni non si è opposto alla convalida né ha fatto istanza per la concessione dei domiciliari. Il parere del Gip è atteso nelle prossime ore. L'accusa è di omicidio pluriaggravato. Forciniti ha ribadito la versione fornita nel primo interrogatorio in Questura: sostiene di aver colpito la compagna una sola volta e di non ricordare altro.

È parso molto provato e faticava a collocare temporalmente i particolari di quella che ha sostenuto essere stata una colluttazione. Ha anche confermato che la donna nei suoi confronti era diventata spesso aggressiva, circostanza che, secondo la sua versione, si è verificata anche la notte dell'uccisione.

Cosa ha detto

«Cosa ho combinato? Fino a ieri mi adoperavo, accanto ai medici, per intubare i pazienti Covid, aiutandoli a vivere e ora, io che ho passato la vita al servizio degli altri, sono in carcere». Sono le parole che Giuseppe Forciniti ha confidato al proprio legale di fiducia, Ernesto De Toni, spiegandogli in questo modo di non riuscire a darsi pace per aver tolto la vita ad Aurelia Laurenti. «Parole che testimoniano il grande stato di prostrazione e di dolore del mio assistito - ha aggiunto il legale -; egli ricorda di aver inferto un'unica coltellata alla compagna e per il resto ha un quadro assolutamente sfocato».

In Friuli è arrivata anche la mamma dell'omicida, Giovanna Ferrante: «Mio figlio non ha mai fatto male a una mosca - ha affermato ai giornalisti, in una telefonata in vivavoce con il difensore del figlio -: siamo ora in contatto coi nonni materni per la miglior gestione possibile dei due nipotini. Faremo di tutto per poterli sostenere». 

Il coltello

«Siamo persuasi di poter dimostrare che il coltello in camera non l'abbia portato Giuseppe: i tagli sulle mani del mio assistito fanno pensare a questo»: lo ha affermato Ernesto De Toni, legale di Giuseppe Forciniti, l'infermiere di 32 anni che ha ucciso la compagna Aurelia Laurenti nella loro abitazione di Roveredo in Piano (Pordenone). Il legale ha anche fatto sapere che il suo assistito nell'udienza di convalida dell'arresto - con l'accusa di omicidio aggravato dalla convivenza - si è avvalso della facoltà di non rispondere: «Una scelta determinata unicamente dal fatto che il faldone con gli atti è stato consegnato soltanto pochi istanti prima che iniziasse l'udienza», ha precisato De Toni.

 

 

Ultimo aggiornamento: 19:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA