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La neve è scomparsa dalle montagne, l'agricoltura "prega" per una primavera bagnata

Martedì 18 Febbraio 2020 di Marco Agrusti
L'invaso di Ravedis "dona" acqua a tutta la provincia

PORDENONE - Sotto la neve, il pane. Ma se la neve non c’è, che fine farà il pane? È la domanda che passando dal proverbio alla cruda realtà si fanno gli agricoltori pordenonesi. Cinquanta centimetri a poco meno di duemila metri di quota, nella stagione che dovrebbe vederne al suolo almeno il doppio, non garantiscono il pane. O meglio, non promettono l’acqua necessaria a irrigare i campi nella stagione calda. Colpa di un inverno non solo "torrido", ma soprattutto secco, con due soli giorni di pioggia registrati in provincia a gennaio e nessuno (se si escludono precipitazioni di pochissimo conto, come quelle di ieri) a febbraio. Una situazione di siccità che in quota si traduce in una quasi totale assenza del manto nevoso, con conseguenze che possono esporre l’agricoltura pordenonese al rischio del crac. 
 

​Meteo, previsioni della settimana: torna la neve ma poi scoppia la primavera

In settimana torna la neve ma in agguato c'è il super anticiclone caldo. Inverno non pervenuto, l'alta pressione continua a tenere sotto scacco la stagione fredda che ormai è agli sgoccioli. Nonostante ciò, qualche temporanea fragilità dell' anticiclone permette, di tanto in tanto, l'incursione di qualche perturbazione capace anche di riportare la neve.



IL QUADRO
Il lago di Barcis è in secca per permettere lo sghiaiamento del bacino. L’invaso di Ravedis è chiamato a compensare ma al momento non può contare sull’apporto dei nevai. Le dighe sul Meduna rischiano una difficoltà ancora maggiore, perché a monte c’è ancora meno neve. «E ormai - spiega il presidente del Consorzio Cellina- Meduna, Ezio Cesaratto - la situazione di quest’anno sta diventando una costante. In provincia di Pordenone abbiamo 24mila ettari di terreni coltivati che hanno bisogno di acqua, elemento importantissimo per le colture. Non è ancora il momento di fasciarsi la testa, perché si può sempre sperare in una primavera piovosa sulla scia del mese di novembre, ma in questo momento la situazione non è positiva. La mancanza della neve cancella di fatto la principale fonte d’acqua per la primavera e l’estate». Con conseguenze potenzialmente devastanti soprattutto per alcuni tipi di colture, come ad esempio il mais, che ha bisogno di una fornitura costante d’acqua per non “bruciarsi”. Sono ancora vive le immagini di due estati fa, quando una parte dei raccolti andò perduta proprio per l’impossibilità di garantire l’irrigazione in tutte le zone. Dallo scioglimento delle nevi invernali, infatti, dipende la portata delle falde e la creazione di un “serbatoio” fondamentale. «E il problema non riguarderebbe solamente il mais - prosegue ancora Cesaratto - ma tutte le colture della provincia». 
 

Marmolada, il ghiacciaio che ​sta sparendo. E non è il solo /Foto

Una sfida sulla proprietà, ma più a monte, è il caso di dire, c'è l'essenza di questa proprietà. La Marmolada, la Regina delle Dolomiti, sta perdendo la famosa caratteristica, il ghiacciaio, con una tendenza che non si inverte. La Marmolada non è sola, stanno sparendo tutti i ghiacciai dolomitici.


LA MAPPA
A soffrire di più sarebbe la zona più a sud della pianura pordenonese, che notoriamente ha bisogno di un piano di irrigazione dei campi più intensivo rispetto alla fascia pedemontana. Il primo test sarà come sempre quello dei frutteti, sentinelle dell’annata agricola. Ma gli occhi sono rivolti al cielo già adesso, perché una stagione senza neve non potrà fare altro che trasformarsi in una sciagura annunciata. 

Ultimo aggiornamento: 11:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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