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Violenza e morte, il dolore delle donne negli scatti di Stefania Prandi

Venerdì 23 Settembre 2022 di Daniela De Donà
La fotografa Stefania Prandi

PORDENONE - Picchiate. Violentate, emotivamente e fisicamente. Bloccate nella fuga. E poi uccise. A chiamare idealmente a raccolta le donne vittime di uomini brutali è Stefania Prandi, giornalista, scrittrice, fotografa. Lo fa attraverso le voci di chi è rimasto, attonito, nel dolore che non scema e che muove alla battaglia. Magari sulla spinta dell'odore rimasto sul vestito da sposa, cucito a mano, che ha ancora il profumo della figlia, della sorella, della mamma uccisa. Un vestito che rappresenta l'inizio di un sistema di sopraffazione, precisa Prandi, milanese di adozione, ma nata a Pordenone, con, alle spalle, nonni bergamaschi: «Ma il mio cuore è tutto nel Nordest». In tre anni di lavoro Prandi ha incontrato i parenti di donne vittime di violenza. Ne ha sentito la sofferenza, tradotta in parole in un libro. E ha fissato dentro all'obiettivo i loro volti: 30 di loro sono diventati mostra itinerante. Dal 2019 Prandi ha viaggiato tra foto incorniciate di familiari che resteranno in lutto per tutta la vita: «Ci sono nomi e cognomi, tutto è documentato, perchè non bisogna fermarsi davanti alla pornografia dell'orrore è Prandi a parlare ho incontrato le famiglie di donne divenute grandi assenti con lo scopo di raccontare il femminicidio da un punto di vista diverso».

LA LOTTA
Prandi, tra l'altro, affianca i parenti che lottano contro violenze «che accadono perchè c'è il consenso da parte della società». Basti pensare che per l'assassino si cercano attenuanti e presunte ragioni. «E spesso non ci si focalizza sulla donna che è stata uccisa, ma su ragioni individuali di lui, mentre la causa non è mai un raptus». Sta di fatto che coloro che restano non stanno con le mani in mano, si legano in sorta di alleanza, entrano nelle scuole: «È un movimento informale di persone che, con iniziative tra i giovanissimi, cerca di scardinare un sistema patriarcale dove gli uomini hanno totale potere decisionale». A detta di Prandi non vi è alcuna vergogna in madri, figlie o sorelle: «Anzi, il dolore delle famiglie che resistono ai giorni del dopo, tra tribunali e processi mediatici, diventa dolore politico».

LE MOSTRE E IL LIBRO
Ghiotta l'occasione per apprezzare il reportage di Stefania Prandi. Doppio allestimento in terra bellunese: a Pieve d'Alpago, nella sala del Palazzo Municipale, da oggi, 23 settembre, al 30 settembre (tutti i giorni: 9-12 e 15-18) è visitabile la mostra fotografica Le conseguenze. I femminicidi e lo sguardo di chi resta. Esposizione che si sposterà a Pieve di Cadore all'interno del Museo dell'occhiale (dal 1 ottobre al 9 ottobre, tutti i giorni: 9.30-12.30 e 15.30-18.30). Da non perdere gli incontri con Stefania Prandi, per la presentazione del libro che racconta, attraverso le parole di chi sopravvive, gli esiti drammatici della violenza di genere: sarà presente a Pieve d'Alpago il 29 settembre, alle 20, e a Pieve di Cadore il 1 ottobre, alle 18. L'iniziativa rientra tra le azioni del progetto Percorsi partecipati per contrastare la violenza di genere promosso dall'Associazione Belluno-Donna e sostenuto dal Centro di Servizio per il volontariato di Belluno-Treviso.

 

Ultimo aggiornamento: 16:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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