L'avvocato Paniz: «Unabomber? Caso chiuso, riaprirlo è tempo perso»

Il legale bellunese è stato il difensore di Elvo Zornitta

Mercoledì 19 Ottobre 2022 di Loris Del Frate
Maurizio Paniz ed Elvo Zornitta

AZZANO DECIMO - «Riaprire l'istruttoria sul caso Unabomber? Magari, ma credo che purtroppo sarà solo tempo perso». Ha pochi dubbi Maurizio Paniz, avvocato che conosce molto bene l'intera indagine. Già, perchè il legale bellunese ha difeso Elvo Zornitta, l'ingegnere di Corva di Azzano Decimo che per alcuni anni ha avuto appiccicato sulla schiena il marchio infame. Per gli inquirenti e le Procure che lavoravano al caso, infatti, il bombarolo che dal 1994 al 2006 ha terrorizzato Friuli e Veneto con i suoi ordigni esplosivi, era lui. L'avvocato Paniz non solo lo ha tirato fuori dai guai, non solo ha dimostrato che uno dei periti dell'accusa, il dirigente della polizia Ezio Zernar, aveva manomesso una prova, ma ha anche vinto la causa contro due Ministeri (Giustizia e Interno) per ottenere un congruo risarcimento a favore di Zornitta. E proprio secondo Maurizio Paniz tornare a dare la caccia a Unabomber riaprendo la vecchia indagine è praticamente impossibile.


NULLA DI NUOVO

«A mio parere - spiega - e credo di conoscere bene quei faldoni, non vedo proprio quali possano essere gli elementi importanti raccolti per ridare luce all'istruttoria. Lo ripeto, per quanto di mia conoscenza posso ribadire che non c'è nulla di nuovo. E lo dico a malincuore. Se effettivamente ci fossero novità tali da iniziare nuovamente a indagare, sarei felice». Se non è una pietra tombale, poco ci manca.


LA RIAPERTURA
A rilanciare la possibilità che l'inchiesta archiviata nel 2006 possa essere riaperta è un giornalista, Marco Misiano, che sta lavorando a un podcast che andrà in onda a novembre. Misiano ha già anticipato che ci sono grandi novità. Intanto, per raccontare la storia, aveva chiesto ed ottenuto la possibilità di visionare i faldoni del caso Unabomber che erano impolverati e lasciati in un magazzino a Trieste. Il giornalista ha fatto di più. Ha raccolto tutto il materiale che a suo avviso poteva essere rivisitato con i mezzi tecnologici che oggi sono a disposizione e che allora non si conoscevano e ha scritto una Pec al procuratore di Trieste, Antonio De Nicolo, firmata anche da due vittime di Unabomber, chiedendo di riaprire il caso per non lasciare nulla di intentato.


LA CONSEGNA
Tra il materiale consegnato al Procuratore triestino il capello ritrovato nella confezione di uova che non era esplosa e all'epoca venduta al Continente di Portogruaro. Ma c'è anche un pezzettino di nastro adesivo con tracce di saliva. Oggi potrebbero essere confrontati con la banca dati che allora non c'era. Il Dna allora era stato ricavato da tutti i reperti organici ed era stato confrontato con quello dell'unico indagato, l'ingegnere pordenonese Elvo Zornitta. Nessuna compatibilità. Da qui, alla fine del 2006 l'archiviazione disposta dal Gip di Trieste nei confronti di Zornitta e poco tempo dopo la fine dell'indagine, anche alla luce della condanna a due anni (pena sospesa) del dirigente della polizia, Ezio Zernar, finito nei guai per falso ideologico e frode processuale. Avrebbe manomesso il lamierino ritrovato in uno degli ordigni in modo che la traccia potesse essere uguale al taglio delle forbici sequestrate nel capanno degli attrezzi a casa di Elvo Zornitta.


IL PROCURATORE
Ora toccherà ad Antonio De Nicolo decidere come procedere: ritenere che non ci siano elementi tali per andare avanti con la riapertura o chiedere al Gip di riesumare il caso. Di sicuro le idee chiare le ha Maurizio Paniz, l'avvocato dell'ingegnere. «Riaprire cosa? Non c'è proprio nulla di nuovo».
 

Ultimo aggiornamento: 10:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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