«Basta col friulano a scuola, la lingua identitaria è l'italiano»: bufera sul senatore triestino Menia

Mercoledì 30 Novembre 2022 di Loris Del Frate
«Basta col friulano a scuola, la lingua identitaria è l'italiano»: bufera sul senatore triestino Menia
3

Un sasso in piccionaia. È questo l'effetto del disegno di legge presentato dal senatore triestino, ma eletto il Liguria, Roberto Menia, sottosegretario all'Ambiente di Fratelli d'Italia. Cosa ha fatto Menia? Ha presentato un disegno di legge nel quale chiede che la lingua italiana diventi la lingua ufficiale della Repubblica. Ma queste due righe hanno l'effetto di una bomba per la specialità e l'autonomia del Friuli Venezia Giulia dove il friulano si insegna a scuola e si parla negli uffici pubblici. Menia su questo punto è tranchant. Il friulano? Si può parlare a casa e nelle associazioni. Non serve insegnarlo a scuola. La lingua identitaria è l'italiano.

Menia e il disegno di legge per la lingua italiana


Perchè Menia lo ha fatto? Tra l'altro senza neppure consultarsi con i colleghi eletti in regione e in maggioranza con lui? Probabilmente per lanciare la sua battaglia sull'identità nazionale o forse - dicono altri più maliziosamente - per fare un dispetto visto che in Friuli Venezia Giulia pare che non lo abbiano voluto nelle liste elettorali costringendo il partito nazionale a un suo recupero in Liguria. Resta il fatto che quel disegno di legge ha sollevato un polverone. I più duri contro di lui sono gli stessi amici di partito di Fdi e gli alleati di Lega e Fi, ma strali arrivano anche dagli Autonomisti e dal Pd.

Insomma, Menia ha unito tutti. Contro di lui

Il deputato Walter Rizzetto, coordinatore regionale di Fratelli d'Italia non ha dubbi. «Ritengo importante quanto Roberto Menia stia cercando di formulare attraverso una proposta. Ma ritengo anche che quanto ne è emerso, depurato da eventuali equivoci, sia a titolo personale. La lingua italiana è sì un meraviglioso strumento identitario e culturale da apprendere molto bene, ma assieme ad altre lingue che i nostri ragazzi debbono saper maneggiare. Il friulano, infine, magari non sarà una lingua che parleranno ogni giorno, ma non scordiamoci che rappresenta una importante ancora piantata nella nostra Storia, nelle nostre radici e in buona parte della nostra identità. Ritengo che nell'immediato esistano altre priorità». Rizzetto poi chiude la nota con il classico saluto friulano: «Mandi»



Nessuno tocchi il friulano

È perentorio Marco Dreosto, anche lui deputato e coordinatore regionale della Lega.«Il friulano non può essere ridotto a sola lingua ma deve essere considerato uno strumento rinsaldante del popolo friulano, un elemento di unione per i tanti friulani all'estero e per la valorizzazione di quelle qualità umane e lavorative che hanno distinto il Friuli in Italia e nel mondo. È necessario inoltre mettere in atto - e non boicottare - tutte quelle azioni volte a salvaguardare e tramandare l'identità del popolo friulano anche attraverso l'insegnamento nelle scuole». Pure Sandra Savino, sottosegretario di Forza Italia e triestina doc di nascita, si trova a difendere il friulano. «Salvaguardare le lingue locali e i dialetti non rappresenta certo un pericolo all'unità nazionale o al riconoscimento dell'italiano come lingua ufficiale della nostra Repubblica». Piccata, infine, la replica di Massimo Morettuzzo del Patto per l'Autonomia. «Siamo difronte a un fatto gravissimo. L'80 per cento delle famiglie chiede che i loro figli imparino il friulano a scuola. Come è possibile che Menia legittimi a non dare attuazione alla normativa vigente? La giunta di Massimiliano Fedriga prenda subito le distanze».
 

Siete d'accordo? Votate il nostro sodaggio

Ultimo aggiornamento: 16:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA

PIEMME

CONCESSIONARIA DI PUBBLICITÁ

www.piemmeonline.it
Per la pubblicità su questo sito, contattaci