Licenziato con moglie e tre figli:
«Vendo un rene, non mangiamo più»

PER APPROFONDIRE: esodato, licenziato, pordenone, poveri, rene
La disperazione di un licenziato (archivio)
PORDENONE - «Siamo in cinque a dover mangiare e solo con i quattrocento euro mensili di mia moglie non ce la facciamo più. È due anni che ho perso il lavoro e dopo aver venduto tutto l’oro e i gioielli di famiglia facciamo fatica a mangiare. Ora è anche finito l’aiuto dei servizi sociali del Comune. Perciò ho deciso di vendere un rene al miglior offerente, solo così posso continuare a sfamare la mia famiglia». L’appello-choc arriva da un licenziato di 54 anni che vive con la famiglia in un piccolo centro della pedemontana pordenonese.



Fino a due anni fa Alessandro era un metalmeccanico manutentore. Ma quando la sua azienda di Bergamo ha chiuso, lui è stato licenziato. «Da quindici giorni - racconta la moglie, che lavora per un’impresa che fa le pulizie negli uffici postali, mangiamo bietole e uova solo grazie a qualche vicino che ha le galline e che ci dà una mano». L’altro giorno è arrivata anche la lettera del Comune dove si dice che il figlio piccolo non può usufruire dello scuolabus perché non sono stati pagati i 52 euro della retta dell’anno scorso.





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© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lunedì 2 Settembre 2013, 11:28






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