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Boom di dimissioni dal lavoro, addio al posto fisso: in Friuli ci si riscopre "spiriti liberi"

Domenica 26 Giugno 2022 di Marco Agrusti
Lavoro in ufficio

È in atto una rivoluzione nel mondo del lavoro. E non riguarda chi è abituato a cambiare, a spostarsi da un impiego all’altro. Interessa - e verrebbe da dire per la prima volta - chi un lavoro ce l’ha da tanto tempo. In molti casi da sempre. E una dimensione del fenomeno di questa portata non si era probabilmente mai vista. Tra gennaio e marzo 202, infatti, sono aumentate le interruzioni dei rapporti di lavoro, che numeri alla mano sono passate da 20.400 a 31.300, oltre il 50% in più, nel solo Friuli Venezia Giulia. 


IL DATO


«Nel 2014 - si legge nel rapporto dell’Ires del Fvg - le dimissioni davano conto di poco meno della metà di tutte le cessazioni, a partire dal 2021 la loro incidenza supera il 75% (nei primi tre mesi di quest’anno è stata pari al 76,5%). Le cessazioni di natura economica hanno un peso sempre minore, da quasi il 40% nel 2014 a valori vicini al 10% nell’ultimo biennio, anche per effetto del blocco dei licenziamenti. Questo significa che la gran parte di chi oggi lascia il lavoro non lo fa perché licenziato, bensì perché cambia letteralmente vita. I licenziamenti di natura economica comprendono quelli avvenuti per giustificato motivo oggettivo, licenziamento collettivo, per esodo incentivato, cambio appalto o interruzione di rapporti di lavoro nel settore edile per completamento dell’attività e chiusura di cantiere. Nel tempo è invece aumentata l’incidenza dei licenziamenti disciplinari dei lavoratori a tempo indeterminato (dal 2,5% del totale nel 2014, all’attuale 6%).


I DETTAGLI


«L’analisi della composizione percentuale dei contratti conclusi in base alla durata effettiva rende possibile una valutazione, seppure indiretta, del grado di “volatilità” dei rapporti di lavoro», spiegano i ricercatori friulani. Entrando nel dettaglio, tra le varie cause di cessazione del lavoro, in questo inizio di 2022 le dimissioni volontarie rappresentano il 76,5 per cento del totale. Nel 2014, ad esempio, non toccavano nemmeno il 50 per cento dei casi. Significa che sette anni fa prima di lasciare un posto di lavoro ci si pensava non una, ma due volte. Oggi non è così. E anche i numeri assoluti sono significativi: in Fvg si registrano 37.826 nuovi rapporti di lavoro e ben 31.296 cessazioni. I contratti a termine (59% di aumenti rispetto all’anno scorso) restano ancora quelli più soggetti a cessazione, ma il dato in controtendenza è soprattutto quello che riguarda gli impegni a tempo indeterminato, le cui cessazioni hanno subìto un impatto del 43,9 per cento. 


GLI INGAGGI


Nel primo trimestre del 2022, in base ai dati forniti dall’Inps, il numero di assunzioni in Friuli Venezia Giulia nel settore privato (esclusi i lavoratori domestici e gli operai agricoli) è aumentato di oltre il 40% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (da 26.700 a 37.800, circa 11.100 unità in più). Lo rende noto il ricercatore dell’Ires Fvg Alessandro Russo che ha rielaborato dati Inps.
La crescita ha riguardato tutte le principali tipologie contrattuali; in termini percentuali è stata particolarmente accentuata per i rapporti stagionali, che sono triplicati rispetto al primo trimestre 2021 (da 792 a 2.342, +195,7%). Tale dinamica conferma la fase positiva del settore turistico, che nel recente passato è stato particolarmente penalizzato dalle restrizioni introdotte per fronteggiare la pandemia.

Ultimo aggiornamento: 27 Giugno, 10:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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