Lavoro, l'anno inizia male: boom di cassa integrazione e di stati di crisi

Venerdì 10 Gennaio 2020 di Davide Lisetto
Un reparto produttivo con gli operai al lavoro
PORDENONE - I segnali di un brusco rallentamento e molte richieste di cassa integrazione da parte di aziende erano già arrivate nello scorso mese di dicembre. Ma è bastata la prima settimana dell’anno per capire che il trend non si è fermato. Anzi. Negli uffici delle organizzazioni sindacali che fanno riferimento all’industria negli ultimi giorni le comunicazioni ufficiali di “stati di crisi” e di conseguente richiesta di ammortizzatori sociali stanno continuando ad arrivare. Un rallentamento che risente della situazione pesante che ha caratterizzato la parte finale del 2019.

È chiaro inoltre - anche se le conseguenze si misureranno nelle prossime settimane e nei prossimi mesi - che la situazione legata alle più recenti tensioni internazionali non facilita la situazione in un tessuto produttivo territoriale che per buona parte si basa sulle esportazioni. I venti di guerra non fanno certo bene alle aziende che commerciano con il mondo, non solo con gli Stati Uniti (si pensi all’agroalimentare e al vino) mercati asiatici (Cina e India in particolare), ma anche con i Paesi del Nord Africa. Le forti tensioni internazionali inducono tutti alla massima prudenza, che in economia equivale a stop a commesse e investimenti.
LE FRENATE
Un timore che si somma a una situazione di oggettiva difficoltà che - nei mesi scorsi - ha visto per esempio rallentare l’intera filiera della meccanica legata al mercato tedesco dell’automobile. E si sa quanto la sub-fornitura pordenonese (basti pensare alla storica Brovedani di San Vito) sia specializzata in questo comparto. Il settore del legno-arredo era già in pre-allarme per la Brexit, ma sono molte le aziende del distretto del mobile - soprattutto quelle che operano nel contract fornendo l’arredo chiavi in mano di interi alberghi o villaggi turistici - che lavorano con i mercati mediorientali o del Nordafrica. Fortemente legate all’export sono anche due grandi aziende del settore metalmeccanico del polo produttivo di Maniago. La Zml che opera nei settori della componentistica dell’automotive e dell’elettrodomestico. E la Siap del gruppo veneto Carraro nella costruzione di componenti e ingranaggi per macchine movimento terra destinate a mercati in espansione. I venti di guerra spaventano anche la “regina degli stadi” Cimolai, impegnata negli Emirati Arabi per la realizzazione di opere legata all’Expo 2020 di Dubai, oltre alla realizzazione di uno stadio in Katar. E poi la Savio Macchine Tessili: dopo un 2019 “nero” - anche a causa della “guerra dei dazi” tra Usa e Cina - auspica in una ripresa nella primavera del 2020 anche se i nuovi scenari non danno certo una mano.
ELECTROLUX
Per Electrolux (abbastanza al riparo poiché le lavatrici di Porcia vanno soprattutto nei mercati europei) questo sarà un po’ l’anno della svolta. Si realizzerà la separazione del Professional di Vallenoncello che dovrà essere gestita. Ma a breve si aprirà anche il negoziato per il nuovo contratto integrativo di gruppo. Uno dei temi che l’azienda potrebbe mettere sul tavolo sindacale è quello di una diversa gestione della flessibilità oraria: non è escluso che la multinazionale chieda mano libera sulla riduzione alle sei ore (non in modo strutturale e una volta usciti dal contratto di solidarietà) per gestire i periodi di picco e di calo produttivi. Un argomento sul quale il sindacato ha parecchie “resistenze”. Ultimo aggiornamento: 16:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA