Oil free zone, 18 sindaci contro il Co2 e il consumo energetico. Primi in Italia

Venerdì 17 Gennaio 2020 di Valentina Silvestrini
I sindaci dei 18 comuni che hanno firmato l'accordo
SAN QUIRINO Diciotto Comuni si uniscono per creare la prima comunità sostenibile per la riduzione del consumo energetico e abbattere la produzione di anidride carbonica. Un’unione di intenti che fa storia a livello nazionale, di cui capofila è il Comune di San Quirino che ieri mattina a Villa Cattaneo ha convocato sindaci e rappresentanti di altre 17 amministrazioni comunali per firmare l’accordo con cui si istituisce la “Oil free zone”, ovvero una comunità sostenibile della pianura pordenonese diffusa tra alta pianura, magredi, risorgive. 
IL PROGETTO
Il progetto vede coinvolti i 14 Comuni già sottoscrittori del piano di sviluppo rurale cui si sono aggiunti altri quattro municipi della bassa pedemontana: Aviano, Azzano, Brugnera, Budoia, Caneva, Cordenons, Fontanafredda, Montereale, Pasiano, Polcenigo, Porcia, Pordenone, Prata, Roveredo, Sacile, Vivaro e Zoppola, oltre a San Quirino. L’unico ad aver declinato l’invito è stato Fiume Veneto che ha fatto ulteriori richieste di delucidazioni. «Sono molto contento, coinvolgere 18 Comuni non è una cosa semplice né immediata ha detto il sindaco Giugovaz -. L’unico rammarico è non essere riuscito a convincere Fiume Veneto, forse non sono riuscito a trasmettere bene il significato dell’iniziativa. La porta però rimane aperta, abbiamo cercato di rispondere alle ulteriori richieste, sperando di aver fugato ogni dubbio».
CASO UNICO IN ITALIA
«Quello che viene realizzato qui è un caso unico in Italia» ha commentato Sergio Olivero, ingegnere referente dell’Energy Center del Politecnico di Torino che sta collaborando al progetto, fornendo la consulenza scientifica in materia di costituzione di Comunità energetiche. «Abbiamo raccolto tutti i portatori di interesse locali e l’Università di Udine. Questa prima fase ci vede al lavoro con il Politecnico anzitutto per l’analisi del territorio» ha commentato Maurizio Trevisan architetto e consulente del Comune per il progetto.
OIL FREE ZONE 
L’intera iniziativa prevede due fasi: con la sottoscrizione dell’accordo i Comuni si aggregano per capire come agire in modo efficace e credibile per attuare iniziative per l’abbattimento di CO2 attuando le politiche energetiche europee che puntano a emissioni zero nel 2050. «I Comuni si mettono assieme volontariamente, accettano la sfida imparando a costruire delle “Comunità energetiche”» spiega Olivero. Le Comunità energetiche al momento sono previste dalle direttive europee, ma occorrerà capire come l’Italia le attuerà (dovrà farlo entro il 2021). Ma cosa significa creare delle Comunità energetiche? Significa creare reti non solo di Comuni ma soprattutto di cittadini, privati e anche imprese che possano in modo aggregato accedere ai fondi europei del Green Deal, per realizzare opere di riqualificazione energetica. Vale a dire non solo lavorare su tre prospettive - interventi di efficientamento energetico, strutture per produrre energia pulita - ma soprattutto creare delle Comunità autorizzate anche ad accumulare e gestire energia. Per esempio, un condominio potrebbe diventare una Comunità energetica autorizzata a conservare e riutilizzare l’energia derivata da un proprio impianto fotovoltaico. Una possibilità che rivoluzionerebbe l’attuale mercato dell’energia. «Un immobile può arrivare a risparmiare fino al 90% dei costi. Le Comunità energetiche consentirebbero di accedere a fondi su larga scala» conclude Olivero. Un passaggio necessario nell’ottica che la rigenerazione urbana dovrà coinvolgere interi quartieri o città e non rimanere nell’ambito di singoli immobili o di iniziative private. Il passaggio ulteriore sarà coinvolgere anche le aziende (singole o attraverso centri di ricerca e di finanziamento all’impresa).

  Ultimo aggiornamento: 19:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA